Tempore Belli – analizzare una guerra
Politica

Tempore Belli – analizzare una guerra

Estratto

La nostra semenza. Per affrontare il problema della guerra non bisogna essere sentimentali. Come un medico, anche il polemologo deve essere spinto da una passione così intensa da consentirgli di affrontare i problemi con freddezza.

Cominciano quindi col considerare che l’Homo Sapiens è erede di una famiglia di scimmie carnivore che sono progressivamente riuscite a sostituire zanne, artigli e potenza muscolare con armi, utensili ed intelligenza. E questa eredità, biologicamente, vive, seppur con variegata intensità, in ciascuno di noi.

Se Dante avesse pensato alla nostra natura biologica, avrebbe dovuto scrivere: Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguire violentia e caunoscenza”

Siamo però, contemporaneamente, anche animali sociali, vincolati da relazioni di reciproco altruismo con gruppi di nostri simili. Un altruismo che, come accade negli insetti sociali, può anche portare a sacrificare se stessi per il bene del gruppo. Anche la virtute, quindi, ha una sua base biologica.

Il problema della guerra consiste nel combinare vantaggiosamente queste due abilità umane, massimizzando l’altruismo sociale in modo da minimizzare la quantità di violenza diretta da esseri umani contro altri esseri umani.

Guerra e Capitalismo: il modo di produzione capitalistico questo compito lo realizza poco e male. In primo luogo perché la struttura economica che lo sorregge è intrinsecamente conflittuale, in secondo luogo perché il vivace sviluppo delle forze produttive, realizzato nel travolgente corso della sua crescita, ha portato con sé uno sviluppo, anche più travolgente, delle forze distruttive.

Per questi motivi il fenomeno guerra, nel capitalismo si articola in maniera specificamente intensa e complessa.

È quindi utile, per sgrossare il problema, utilizzare lo schema proposto — a proposito della guerra del Peloponneso! — da quella testa fina che era Tucidide, che per analizzare una guerra consigliava di distinguere

CAUSE MOTIVI — PRETESTI.

Adattando questo schema modo di produzione capitalistico si può, infatti, ipotizzare che, nell’ambito delle sue guerre:

Le cause riguardano le caratteristiche strutturali dei contendenti: la quantità e qualità dei mezzi di produzione e il modo in cui essi interagiscono. in breve le loro capacità tecnico– economiche.

I motivi riguardano gli aspetti sovrastrutturali dei contendenti, a partire dalle organizzazioni statali e militari per finire con le loro caratteristiche culturali.

I pretesti, infine, riguardano gli aspetti ideologici, le credenze, i miti, le menzogne che invariabilmente accompagnano il comportamento collettivo degli esseri umani.

Alla lunga gli aspetti strutturali danno consistenza e forma a quelli sovrastrutturali e quelli sovrastrutturali a quelli ideologici. Ma durante una guerra questa ‘lunga’ diventa più ‘corta’.

Ad esempio, un’economia primariamente forte com’era quella degli Stati Uniti è stata in grado, nella II Guerra mondiale, di allestire in brevissimo tempo apparati militari altrettanto forti. E per farsi un’idea delle dimensioni del fenomeno basti considerare che, negli anni della guerra, gli States sono stati in grado di varare una portaerei ogni quindici giorni.

D’altra parte questo vale, in particolare, per gli aspetti culturali ed ideologici. Trotsky notava che, come un maglio trasforma in una lastra tanto un cubo che una sfera di ferro, così il maglio della guerra può rendere simili le idee di persone molto diverse.

Infine bisogna tener presente che gli aspetti ideologici sono secondari rispetto agli aspetti sovrastrutturali e nulli su quelli strutturali: le sparate sulla bellicosità italica non sono state certo in grado di sviluppare, nell’Italia delle IIGM, un’industria in grado si far sparare sul serio le truppe italiane) (…)

Antonio Vincenzi

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