Il telefonino a scuola è un’opportunità?

L’opinione del dirigente scolastico del ISS F.Patetta Monica Buscaglia

CAIRO MONTENOTTE – Mentre la Francia bandisce l’uso del telefonino a scuola, nelle scuole italiane è stato sdoganato il suo utilizzo come strumento della didattica. La questione ha sollevato un dibattito polarizzato tra chi crede che la tecnologia possa aiutare l’apprendimento e coloro che vedono smartphone, tablet e affini un’ulteriore occasione di distrazione. I casi di cyberbullismo e la circolazione delle fake news alimentano paure e perplessità portando numerosi genitori a demonizzarne in toto l’uso. Ne parliamo con la dirigente scolastica dell’Istituto “Federico Patetta” Monica Buscaglia che, per iniziare, fa chiarezza sulle tempistiche: «Credo si faccia una grande confusione sul tema. Le cosiddette politiche attive per il BYOD (Bring Your Own Device) sono previste all’azione #6 del Piano Nazionale della Scuola Digitale (PNSD) che è precedente all’insediamento della Ministra Fedeli. La Ministra, quando parla di uso del “telefonino a scuola” non fa che richiamarsi a quanto previsto nel PNSD che è datato 2015». L’obiettivo di creare una “scuola digitale” è, quindi, già in atto e i professori si stanno adeguando al cambiamento che investe la didattica. Precisa Buscaglia: «In questo ultimo biennio il MIUR ha investito molte risorse per formare docenti e dirigenti sul tema. Utilizzare il dispositivo personale degli studenti per attività in classe può essere una strategia didattica da affiancare alle altre, durante la conduzione del gruppo classe da parte del docente. Sottolineo inoltre che può essere un utile momento per educare all’uso critico e ragionato della rete, altro obiettivo che la scuola deve traguardare nell’ambito delle c.d. competenze di cittadinanza.
L’uso del BYOD pone senza dubbio questioni alle scuole rispetto all’accessibilità e alla sicurezza in rete, ma non per questo deve scandalizzarci e spaventarci, posto che comunque i nostri ragazzi, fuori dalle mura scolastiche, sono – per la maggior parte – sempre connessi. Penso pertanto sia preferibile educare e sfruttare le potenzialità dei dispositivi, piuttosto che demonizzarli o proibirne l’uso a scuola. Ovviamente si deve trattare di attività didattiche che si devono svolgere con la supervisione e mediazione del docente/adulto». In questo senso, dunque, l’utilizzo della tecnologie potrebbe delinearsi come un momento di riflessione finalizzato a rendere più consapevoli gli adolescenti contemporanei sui rischi, sulle possibilità, sulla possibilità di sfruttare il mondo globale della rete, per esempio, come strumento di apprendimento delle lingue, come analisi delle fonti, compito che sempre di più esce dalle mura dell’indagine storica o della pratica giornalista e diventa necessario per orientarsi del mare magnum dell’informazione online. Un’altra perplessità riguarda il grado di preparazione dei generazioni adulte, quelle dei professori, rispetto alla piena padronanza, almeno tecnica e mentale, che caratterizza la generazione post “millennials” (i nati tra il 1980 e il 2000). A chi di noi non è capitato di chiedere lumi in merito a figli e nipoti? Spiega il dirigente scolastico del Patetta in merito alla preparazione tecnologica dei professori: «I docenti che fanno utilizzare il cellulare o altri dispositivi sono preparati. Inoltre sia il ministero che le scuole stanno facendo veramente un grande sforzo di aggiornamento. Tenga inoltre conto che molte scuole, tra cui la nostra) hanno classi 2.0. cioè classi nelle quali ogni ragazzo ha un notebook personale per lavorare in classe e quindi l’uso del dispositivo con connessione non è proprio una novità». Le parole di Buscaglia ricordano una verità che molti pensatori elaborarono nelle seconda metà del ‘900, periodo in cui l’enorme potere di tecnica e tecnologia, sintetizzato nell’invenzione delle bombe atomiche: ordigni che rendevano uno strumento, nato dall’innovazione scientifica e tecnologica, nate per aiutare l’uomo, potenzialmente e paradossalmente capace di radere al suolo l’umanità intera: la tecnologia è neutra di per sè ed è l’utilizzo che ne facciamo a qualificarla in senso positivo o meno. E, come in tutti i campi, non saranno la proibizione e la negazione, ma la conoscenza e la consapevolezza a non renderci vittime e succubi, ma utenti attivi e pronti a gestire problemi e novità.

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