Tanto rumore per nulla

Il presunto scandalo fatto montare ad arte, e poi magari anche strumentalizzato da associazioni di entrambe le parti probabilmente affamate di una visibilità che altrimenti non avrebbero, per il saluto militare dei dieci bambini della scuola di Cengio nel cimitero delle Croci Bianche di Altare mi lascia perplesso. Saluto militare, sia chiaro, non i presunti saluti fascisti a braccio teso che avrebbero fatto altri, sia perchè il saluto fascista è ancora reato, come stabilito dalla Corte di Cassazione nel 2014, sia perchè la sua esternazione, in quel contesto, sarebbe stata del tutto fuori luogo.
Ma lo “scandalo” per i baschi, i fazzoletti e soprattutto il saluto militare di quei bambini, che tanto ha scandalizzato esponenti del Pd, sindaco di Altare in testa, ma che, in fatto di scandalizzarsi e di questione morale avrebbero in questo periodo tante occasioni di inorridire guardando nel proprio partito senza esagerare un caso come quello dei bambini… Con l’Anpi che parla addirittura di possibili denunce per apologia di fascismo, azione revisionista, insulto della memoria storica… Si è davvero perso il senso della misura.
In primo luogo per il luogo dove è avvenuto lo scandalo. Un cimitero militare dove sono sepolti, nella stessa terra, grassa e silenziosa, chi ha combattuto nei vari schieramenti a prescindere da vinti e vincitori, giusti e dalla parte sbagliata, vittime o carnefici, ora comunque uniti dall’essere cadaveri e, in questo, stesso simbolo crudele di una guerra civile. Ed il saluto militare (al contrario di quello fascista) è un segno di rispetto, l’unico davvero significativo che si può rivolgere a soldati: rispetto non verso quell’ideologia, ma verso quei soldati morti.
Per questo si invoca l’apologia del fascismo? E proprio per degli alunni della scuola di Cengio, dove a causa del personale e singolare contributo di un professore, alcune classi basano buona parte del programma didattico sulla storia dell’Acna fabbrica dei veleni intervallata da cori di “Bella Ciao”. E gli eventuali genitori non di Sinistra, di fronte al figlio costretto a sgolarsi nella canzone partigiana per antonomasia, cosa dovrebbero denunciare, l’apologia del comunismo?
Posso poi anche capire la mortificazione e il senso di rivalsa dell’Anpi, praticamente sempre più dimenticati e riesumati un giorno all’anno, il 25 aprile. Ma li invito, con tutta l’umiltà di chi ha avuto la fortuna di non dover vivere una guerra, a rivolgere i loro sforzi in altre direzioni… Che so, verso i giovani (e non erano ragazzini) che intervistati da Ballarò non sapevano nemmeno cosa fosse il 25 aprile e cosa si celebrasse, e chi è andato più vicino ha risposto “la Liberazione”, sparando, però, subito dopo, alla domanda sulla data, “1964”, forse volendo intendere, sbagliando nuovamente, il 68.
Perchè sono l’ignoranza e il non ricordare l’insulto maggiore. Non dieci manine che toccano la visiera in un saluto militare verso soldati, anche se con un’altra divisa, che non ci sono più, e che, dopo 70 anni non diventano eroi, ma forse dovrebbero finirla di essere considerati i nemici.
Ma ora si è fatto tardi, meglio dormirci su. Buonanotte.

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