Sulle orme di Goethe, il Gran Tour di Rossella Bisazza

Se qualcuno di voi fosse stato un nobile britannico o nord Europeo del XVII secolo, probabilmente avreste completato la vostra formazione culturale attraverso un viaggio alla scoperta dell’Europa meridionale ed in particolar modo dell’Italia.
Il Gran Tour, termine coniato da Richard Lassels, dopo il suo viaggio nel 1670 alla scoperta delle bellezze artistiche del nostro Paese, poteva durare da pochi mesi sino ad 8 anni. Intraprendendo il viaggio, i giovani, imparavano a conoscere la politica, la cultura e l’arte delle vicine nazioni: un vero e proprio turismo di massa che coinvolgeva sia nobili che borghesi d’età compresa tra i 20 e i 35 anni.
Ci fu addirittura un momento, sul finire del ‘700, durante il quale la cultura di un nobile, di uno scrittore o di una signora di buona famiglia, non poteva essere completa senza un viaggio culturale europeo, con l’Italia meta essenziale; per citare Samuel Johonson: “Un uomo che non sia stato in Italia, sarà sempre cosciente della propria inferiorità, per non aver visto quello che un uomo dovrebbe vedere”.
Mentre i nobili venivano ad affinare i loro gusti visualizzando l’arte della Roma antica, studenti d’arte giungevano in Italia per studiare i modelli antichi. Tra Canaletto, Bastoni, Piranesi, Lorrain e Kauffmann, si annidavano nomi relativamente sconosciuti, ma tutti con qualcosa da dire; l’Italia dell’arte e dell’architettura, ma anche delle feste e del buon vivere, era un palcoscenico per tutti coloro che aspiravano a diventare affermati uomini di cultura, importanti uomini d’affari oppure esperti politici; il Tour odiernamente lo si potrebbe considerare una sorta di “master” che assicurava il debutto, al rientro di costoro, nell’alta società.
Attualmente non è facile recuperare quella dimensione meravigliosa che caratterizzava il Grand Tour; tuttavia, con la giusta predisposizione allo stupore, ma soprattutto allo studio delle arti, un semplice viaggio di piacere può trasformarsi in una fonte di ispirazione per i propri progressi culturali.
Sempre più giovani d’età compresa tra i 18 e i 30 anni, con cellulare alla mano e Google Maps attivo, intraprendono viaggi alla scoperta del mondo. Molti di questi, non portano con sé solo taccuini per appunti e schizzi, bensì macchine fotografiche d’ultima generazione con diversi obiettivi utili ad immortalare soggetti e paesaggi che farebbero gola agli impressionisti.
Ultima a partire con l’intento di emulare i grandi che prima di lei hanno battuto la strada del Grand Tour italiano è Rossella Bisazza, avviatasi una settimana fa alla scoperta di quei luoghi che hanno fatto innamorare artisti ed intellettuali di tutto il mondo. “Era da tempo che volevo intraprendere quest’avventura – ha affermato la Bisazza – finalmente mi sono decisa: con zaino in spalla, matite di diversa durezza, acquerelli, fogli, pezzi di tela e taccuino ad ogni tappa cercherò di raccontare attraverso l’immagine l’emozione che si prova ad attraversare l’Italia a piedi. Dopo Venezia e Ravenna scenderò a sud per raggiungere la Sicilia. Una volta invertita la rotta mi dirigerò verso casa con un bagaglio artistico e culturale che farebbe invidia a molti di quelli che durante il ‘700 e l’‘800 non hanno potuto completare il viaggio –.

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