Sandro La Rocca racconta il suo basket

La 39a stagione del Basket Cairo è stata ricca di novità e soddisfazioni grazie non solo al talento degli atleti, ma anche e soprattutto all’impegno, alle competenze e ai sacrifici di tutto lo staff gialloblu. Per conoscere meglio il lavoro, i segreti e le difficoltà del sodalizio, ci siamo rivolti al presidente Sandro La Rocca, che a cuore aperto ci ha raccontato la sua passione per il basket e il suo forte legame con la città di Cairo.

Perché il Basket? Chi l’ha avvicinata a questo sport?
«Bella domanda! Per rispondere riporto una frase di Bill Russell “il basket è l’unico sport che tende al cielo per questo è una rivoluzione per chi è abituato a guardare sempre a terra”. Mi sono avvicinato alla pallacanestro per caso, nel 1975 a Vado Ligure, mio paese natio. Un mio amico giocava ed un giorno lo accompagnai: fu subito un’emozione immensa e senza pensarci mi ritrovai in campo in fila con gli altri bambini, avevo 4 anni. Da quel giorno è nata la mia passione».

Tutti l’hanno conosciuta come ex giocatore e come ex arbitro nazionale. Ma chi è veramente Sandro La Rocca?
«Mi reputo una persona volenterosa,  sempre disponibile e attiva nel sociale. Attraverso il Basket Cairo sosteniamo alcune onlus a livello mondiale per aiutare i bambini più bisognosi come Around The World e AIFO. Nasco cestisticamente a Vado Ligure nell’allora Basket Vadese. Dal mini basket alla seniores ho sempre indossato la maglia rossoblu. Dopo tutta la trafila giovanile si aprono le porte della prima squadra (all’epoca in serie C – terzo campionato nazionale) e all’età di 17 anni sono il più giovane nel roster vadese. Successivamente la mia strada e quella della società dello storico presidente Merlini si dividono ed iniziano le esperienze in altre realtà per approdare a Cairo, che allora militava in serie D, nel 1996. Dal 1990 affianco la passione da giocatore a quelle da arbitro e piano piano salgo tutti i gradini regionali fino alla C2. Nel 1999, come direttore di gara, mi guadagno la promozione in C1 e per regolamento devo abbandonare la canotta da giocatore, rimanendo, però, molto legato al Basket Cairo. Per 4 stagioni mi confronto con le realtà di tutta Italia. Nella mia formazione da giocatore e da arbitro, mi ha aiutato molto l’esperienza del militare che ho svolto in una caserma a Roma insieme a tanti giocatori che arrivavano da realtà molto importanti.  Sostanzialmente Sandro La Rocca è un super appassionato di basket che cerca di trasmettere la propria passione agli altri».

Come è diventato il presidente del Basket Cairo? Chi l’ha aiutata? E’ stato un percorso semplice?
«L’opportunità di diventare presidente del Basket Cairo si è presentata nell’estate 2004. Incontrai il presidente Giacomo Coratella e il dirigente responsabile Fausto Marchisio per dare la mia disponibilità a lavorare con e per il Basket Cairo. A sorpresa mi dissero che si sarebbero dimessi e che non avevano trovato nessuno disponibile a sostituirli. Dopo aver parlato con alcuni ex-giocatori (Andrea Visconti, Marco Pregliasco e Gianni Bottura) decidemmo di proporci noi come dirigenti. La scelta del mio nome come presidente nacque dalla necessità di avere una persona già inserita nel contesto federale ligure e nazionale. Iniziando la carriera dirigenziale dovetti interrompere quella arbitrale, che negli anni mi portò ad un passo dalla B2, quindi non fu semplice passare dall’altra parte della staccionata».

In tutte queste stagioni sportive, come è cresciuto il Basket Cairo?
«I numeri parlano da soli, dodici anni fa i tesserati erano 15 di minibasket  e 12  di basket, oggi invece sono rispettivamente 113 e 126. Siamo partiti da un piccolo gruppetto di bambini che nel 2004  giocavano in under 13 ed un gruppo senior che faceva la serie D. Per motivi lavorativi alcuni seniores abbandonarono l’attività sportiva e per poter disputare il campionato mi rivolsi al Riviera Basket Vado che, grazie ai buoni rapporti con il presidente, ci diede in prestito i giocatori necessari. A fine stagione vincemmo la serie D in un’avvincente finale con Tigullio Santa Margherita ed approdammo alla serie C2. Dopo due stagioni in C2, disputate con i nostri giocatori decidemmo di scendere di categoria per motivi meramente economici e scegliemmo di investire la maggior parte delle nostre risorse nel settore giovanile. Iniziammo a reclutare e formare allenatori ed istruttori e a creare le basi per uno staff tecnico-dirigenziale importante e volenteroso. Direi che i risultati sono incoraggianti e ad il nostro staff oggi è composto da un allenatore nazionale, due allenatori, cinque allenatori di base, un istruttore nazionale minibasket e formatore regionale e otto istruttori minibasket. Non soddisfatti, abbiamo fondato i primi centri minibasket valbormidesi CMB, progetto di cui andiamo fierissimi».

Ci parli di questi Centri Minibasket, come sono strutturati e come funzionano?
«I Centri Minibasket, anche se è più corretto chiamarli scuole basket, nascono nell’estate 2011 da una mia idea e di Enrico Morelli. Si decise di cambiare proposta: invece di andare a fare attività regolare nelle scuole e poi invitare i bambini di tutta la Valle a venirci a trovare a Cairo, eravamo noi a proporre attività extra scolastica strutturata nei vari comuni. Nacquero così i CMB ad Altare, Carcare, Dego, Cengio e Millesimo. Fu un successone! Il primo anno si presentarono circa 70 bambini, molti dei quali giocano ancora adesso. La struttura è molto semplice: l’istruttore si fa conoscere nelle scuole facendo attività, giochi in palestra con le classi e poi dà appuntamento a chi fosse interessato a continuare a divertirsi – che rimane il nostro scopo principale – nella stessa palestra in determinati orari. Questo ciclo dura per tutta l’età scolare e poi in prima media raggruppiamo tutti i “primini” a Cairo e iniziamo a lavorare su gruppi monoleva per avviarli all’agonismo. Ovviamente nulla vieta che alcuni bambini inizino ad allenarsi a Cairo anche se provengono dai paesi vicini».

Nel corso della vostra storia avete collaborato con diverse società liguri, ma quest’anno avete ampliato il vostro bacino collaborando con il Basket Borsi Ceva. Quali sono stati i risultati?
«Negli anni passati abbiamo collaborato con Riviera Vado, Scuola Basket Savona, Polisportiva Maremola, Pallacanestro Varazze, ma la collaborazione di questa stagione con Borsi Ceva è diversa e ha uno scopo importante: lavorare in sinergia per creare gruppi qualitativamente importanti. Infatti una nostra squadra (gruppo 2003/04 femminile) nella stagione appena terminata ha giocato in Piemonte in prestito a Ceva e i ragazzi di Ceva del 2000/01/02 hanno giocato il Liguria come Basket Cairo. In Piemonte abbiamo vinto la Coppa Piemonte U13 F, il Campionato U13 F, il Trofeo Provinciale 3VS3 e la Coppa Piemonte U14 F, oltre alla conquista dei play off U14 F. Aspetto da sottolineare è che abbiamo giocato con una squadra più giovane rispetto a quelle avversarie,  quindi i risultati sono ancora più importanti. In Piemonte abbiamo partecipato anche al  campionato CSI con una squadra senior, progetto partito senza ambizioni se non quelle di giocare per divertirsi e provare a vincere un paio di partite e finito con l’eliminazione al primo turno di play off molto combattuto con la 4° classificata. Un bel gruppo su cui lavorare sulla crescita dei giovani e per dare uno sfogo a chi giovane non lo è più o non si può permettere impegni agonistici superiori. E’ stata un’annata un po’ travagliata a causa degli orari da organizzare con il piemonte ma grazie all’aiuto dei genitori i ragazzi hanno sempre trovato modo di allenarsi. In questo ci è tornato utile il pulmino della società: tra l’altro rubato a dicembre e poi, grazie alla collaborazione CairoRent abbiamo trovato una soluzione.

Invece nei campionati liguri come è andata?
«I risultati sono stati buoni. L’U16 ha ottenuto un ottimo terzo posto, mentre l’U14, dopo il bronzo in campionato, ha disputato la Coppa Liguria perdendo solo in finale con il Tigullio. Le nostre ragazze del 2000/01/02 hanno affrontato il campionato U16 e dopo un travagliato inizio di stagione hanno inanellato una serie di vittorie che hanno permesso loro di chiudere al terzo posto del girone. Siamo molto soddisfatti delle due squadre esordienti maschile e femminile che si sono ben comportate nei loro campionati ed hanno dimostrato di avere molta voglia di giocare ed imparare. Abbiamo ottenuto una fantastica vittoria nel campionato Aquilotti senior (2005) dove partecipiamo con due squadre. Per il settore mini basket siamo contentissimi del lavoro svolto dagli istruttori e, pur non disputando campionati veri e propri, i nostri bimbi tengono testa a tutti gli avversari che si presentano in campo. Abbiamo comunque concluso un’ottima stagione con 97 successi e 92 sconfitte!».

Come fate a sopravvivere? Di preciso, in questo instabile periodo di crisi, come procedono le partnership con i vostri sponsor? Ci sono piccole, medie o grandi aziende valbormidesi e non che vi aiutano?
«Non nascondo che negli ultimi anni le risorse su cui basavamo buona parte del nostro budget sono venute a mancare. Anni fa avevamo un paio di aziende valbormidesi che ci davano un grosso aiuto ma per varie problematiche i cordoni si sono chiusi e ad oggi abbiamo pochissime fonti di sostentamento. In questi ultimi due anni solo la “Ditta Campani” e “L’Oasi del Pane” investono in sponsorizzazioni per Basket Cairo. Sinceramente senza di loro e senza Cairo Medievale noi saremmo veramente in difficoltà».

L’amministrazione comunale vi ha aiutato e vi aiuta in questa avventura?
«I rapporti con l’amministrazione comunale sono molto buoni ed in particolar modo con il vice sindaco ed assessore allo sport Stefano Valsetti (ex giocatore e grande appassionato di basket). Tre anni fa grazie al contributo di Italiana Coke, si sono conclusi i lavori al palasport  di Cairo con la realizzazione di un fondo in parquet che per il basket è il massimo. Abbiamo una struttura che in Liguria non ha eguali. Da un paio di anni ospitiamo anche concentramenti nazionali giovanili e da quest’anno la Federazione Liguria ci ha dato la possibilità di far disputare a Cairo il prestigioso Trofeo delle Province Liguri, propedeutico alle selezioni nazionali di categoria».

Parliamo del futuro, cosa “bolle in pentola”?
«Tanta carne al fuoco.In primis vorremmo avvicinare al basket ancora più bambini valbormidesi  e aumentare il numero di istruttori, sono al vaglio alcune persone che potrebbero essere inserite nel nostro staff tecnico. Necessitiamo già da ora di più spazi, il nostro progetto più importante, che per ora rimane un sogno nel cassetto, prevedrebbe l’acquisizione di una palestra utilizzata solo dal Basket Cairo dove trasferire il grosso della nostra attività. Questo ci permetterebbe in pochi anni di sognare di arrivare ai campionati nazionali con atleti valligiani».

Ultima domanda: perché un genitore dovrebbe avvicinare il figlio al Basket Cairo?
«La nostra società lavora molto per il sociale, uno degli scopi primari è offrire alle famiglie la possibilità di permettere ai propri figli di fare sport. Cosa propone Basket Cairo più di altri? Uno sport di squadra in cui c’è spazio e soddisfazione per tutti coloro che lavorano e si impegnano. Uno sport al coperto d’inverno ed all’aperto d’estate non è proprio un vantaggio da poco. Uno sport in cui c’è sempre un vinto ed un vincitore e che non esiste il pareggio, ma alla fine si stringe sempre la mano all’avversario. Uno sport che aiuta molto i ragazzi ad avere fiducia nei compagni e a chiederla a loro volta. Uno sport difficile che richiede giocatori intelligenti, capaci di fare scelte e concentrati, ma che premia sempre chi gioca meglio ed è corretto. Come appassionato potrei trovare molte altre risposte,  ritengo che ognuno debba trovare la sua motivazione ricordandosi che, per chi insegna e per chi ha il mio ruolo, il basket è lo sport più bello. Vi lascio ancora con una citazione, questa volta di Magic Johnson, che racchiude per me l’essenza della pallacanestro: “Non chiederti cosa i tuoi compagni di squadra possono fare per te. Chiediti cosa tu puoi fare per i tuoi compagni di squadra”».

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