Ricerca sul nucleare: candidate aree ex Ferrania

Un centro di ricerca in Valbormida per acquisire la tecnologia necessaria per produrre energia elettrica dalla fusione nucleare? Anche se è prematuro parlare di effettiva realizzazione, in seguito alla partecipazione della Regione Liguria al bando di Enea (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile) esiste la concreta possibilità che la struttura venga costruita nelle aree ex Ferrania identificate, insieme alle aree Enel di Spezia, siti indicati come possibile sede del progetto. Divertor Tokamak Test, nome dato all’esperimento e alla struttura che ne permetterebbe la realizzazione, spiega Enea “sarà un polo scientifico-tecnologico tra i più avanzati al mondo per la ricerca sulla fusione nucleare, sfruttando il meccanismo che alimenta le stelle per ottenere energia rinnovabile, sicura, inesauribile e in grado di sostituire i combustibili fossili. Sono previsti investimenti pubblici e privati per 500 milioni di euro e l’impiego di oltre 1.500 persone altamente specializzate con ricadute scientifiche, tecnologiche ed occupazionali molto elevate e il coinvolgimento di istituzioni di ricerca, università, imprese e PMI che operano nel campo della superconduttività, della meccanica di precisione, dell’elettronica di potenza, delle tecnologie speciali per il vuoto e dei processi per la realizzazione di materiali e componenti”. La realizzazione durerà 7 anni mentre la fase di sperimentazione dovrebbe durare 20 anni circa. Sono 6 le regioni che partecipano al bando e la Liguria, in particolare, si presenta con un progetto interregionale in partership con il Piemonte. Obiettivo finale della ricerca è la costruzione di una centrale a fusione nucleare nel sud della Francia. L’assessore regionale allo Sviluppo Economico Edoardo Rixi commenta: “La Liguria ha tutte le carte in regola per diventare sede di questo progetto di ricerca. Questa eccellenza a livello internazionale avrà ricadute stimate intorno ai 2 miliardi di euro”. Anche il sindaco di Cairo Paolo Lambertini, pur premettendo la necessaria cautela verso un progetto che potrebbe andare in altre regioni o in altri spazi, dichiara: «Sarebbe una grandissima opportunità per Cairo e per tutto il territorio sia naturalmente per l’importante ricaduta occupazionale, finalizzati a posti di alto profilo che permetterebbero ai nostri giovani di avere una chance di livello sul territorio, sia perché, essendo Enea un’assoluta eccellenza mondiale nel campo dell’energia, la realizzazione di una struttura di tale livello tecnologico fornirebbe alla Valbormida e a Cairo una grandissima visibilità». E mentre a Casale Monferrato Legambiente è già sulle barricate per l’ipotesi di realizzazione del sito in Piemonte, il primo cittadino sottolinea: «Intanto si tratterebbe di ricerca e non di attività nucleare e, se mai dovesse andare in porto, sarebbero assolutamente necessari incontri tra i cittadini, l’amministrazione e i tecnici per far conoscere precisamente il progetto. I “no” a prescindere non servono a nulla senza le alternative concrete». Le aree ex Ferrania sono all’interno della Crisi Industriale Complessa ma, precisa Lambertini: «L’Area di Crisi è disgiunta dal progetto Enea e, anche per questa partita, attendiamo di vedere lo sviluppo della procedura e, sopratutto, l’ammontare di incentivi e finanziamenti che, in teoria, dovrebbero portare nuove aziende sul territorio»

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  1. Nuccia Francone
    Feb 01, 2018 - 05:37 PM

    Articolo molto interessante. Scritto in modo semplice e comprensivo trattandosi di un argomento molto impegnativo. Un vero encomio alla Prof. Rosa Fenoglio

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