Parole “Ciceroniane” – Parte 1
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Parole “Ciceroniane” – Parte 1

Ho deciso di intrattenervi scrivendo della bellezza della lingua italiana, della forza, del potere, delle passioni, delle emozioni che le parole del nostro vocabolario sanno suscitare perché esse raccontano, insegnano, trasmettono, narrano, emozionano, accompagnano ogni nostra esperienza, creando idee straordinarie sia per il mondo della fantasia che per quello scientifico.

Lo stesso Cicerone affermava che non esisteva nulla di più nobile che possedere l’abilita di catturare l’attenzione delle persone con le parole, che racchiudono in sé la magia e conducono verso il bene. È importante così diventare artista delle parole perché esse nascondono una forza decisamente maggiore di quella di ogni arma: esse sono ragioni di memoria. É mio desiderio, dunque, fare insieme a voi un viaggio nelle parole e nella storia della nostra meravigliosa lingua.

E allora… che bello… si parte! anche se prima permettetemi di ringraziare il mio mentore, una persona di grande caratura e carisma, che mi ha fatto amare ancora di più la lingua italiana e le lingue che vengono definite morte, ma che morte non sono, perché straordinariamente capace di giocare con la loro bellezza, la loro forza, la loro magia e il loro colore.

Grazie di cuore prof!

E ora che questo viaggio abbia inizio… spero di regalarvi sorrisi, commuovervi, ispirarvi!

Libertà

La prima parola che desidero raccontare è Libertà. Essa rappresenta la capacita dell’uomo di agire secondo le proprie scelte ed azioni. Non sempre però si è potuto leggerla nel senso moderno. Quando il sommo poeta Dante fece dire a Virgilio nel canto I del Purgatorio: “Or ti piaccia gradir la sua venuta: libertà va cercando, ch’è cara, come sa chi per lei vita rifiuta.” (Dante, Purg. I, vv. 70-72), dobbiamo far riferimento alla libertà dal peccato morale e spirituale, essere cioè privi di legami oppressivi, perché all’epoca medievale la dottrina della libertà politica e civile non vi aveva certamente fatto breccia, e il suo sinonimo più frequente era “franco”, termine legato a Carlo Magno, da cui “affrancare”. Franchezza e franchigia traducono così il latino libertas, come in Seneca, Epistulae ad Lucilium, 77 “Tam prope libertas est; et servit aliquis?” o come nelle lettere di San Paolo, dove si afferma “[…]Ubi autem Spiritus Domini, ibi libertas […]”.

Comincia però lentamente a germogliare, per trasformarsi nell’Albero della Libertà, un verdeggiante fusto, simbolo di rinnovamento politico e civile, che porterà nuova valenza al termine nel nostro vocabolario, suscitando emozioni e forza, permettendo la nascita dello stato sociale.

Uniche e indimenticabili le parole del grande e stimato Presidente della Repubblica Sandro Pertini quando in un discorso di fine anno disse, rivolto ai giovani, “Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale”, per avere e ottenere conquiste che durino nel tempo.

Pace

Preziosa armonia, concordia, amore che permette di congiungere non solo gli uomini fra loro, ma anche i popoli, ponendoli in una condizione di appartenenza alla stessa famiglia… condizione però, permettetemi, parecchio utopica.

A differenza del grande e magnifico popolo greco, il popolo romano ha compreso che la pace è ottenibile attraverso l’applicazione della sentenza “si vis pacem, para bellum”, cioè “se vuoi la pace, prepara la guerra”. Sicuramente le differenze tra allora e oggi sono evidenti, ma alcuni caratteri non sono venuti meno. Ne è un esempio l’attuale guerra in Ucraina. Lo scenario che lo disegna sembra quello della Grande Guerra: il bisogno di assicurare il proprio confine orientale unendo tutti i popoli slavi, e vista la rapidità con cui vengono veicolate le immagini, le storie delle persone portano sgomento, terrore e paura. Bisognerebbe tradurre questo sentimento nella ricerca della pace, nella ricerca della colomba bianca che con il suo ramoscello di ulivo segna il perdono, la riconciliazione con Dio, la rappacificazione.

Colomba della pace che, disegnata da Picasso nel 1961 con pastello azzurrognolo su sfondo arcobaleno, è per l’appunto diventata il simbolo globale dello stendardo pacifista dell’ONU.

Felicità

È lo stato d’animo di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio e affonda le sue radici nel latino felix, che significa abbondanza, ricchezza, prosperità. È così definibile come l’emozione più ricercata, ma credo sia fondamentale non dimenticare mai di vivere la vita cogliendo quelle piccole cose che accadono ogni giorno alle quali ci si è dedicati con fatica perché la felicità non è qualcosa di pronto. È importante imparare, provare, rivoltare i pensieri come fossero guanti, scoprire che si può sbagliare e che è proprio nello scoprilo l’occasione per fare meglio, nell’affrontare le cose che si perdono che possono essere anche quelle che si credeva di dominare, possedere, sapere. Questo da la possibilità di continuare a cercare, chiedere, studiare, curiosare la vita in ogni sua sfaccettatura.

Le parole di Socrate possono così diventare massima per l’inseguimento della felicità: “una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.”

 

Anima

 

 

Oggi la parola che desidero raccontare è gigantesca, enorme, è il nostro principio, linfa vitale che presiede all’intelletto, alla spiritualità, ai sentimenti. Il vocabolo di oggi è Anima, è perciò il soffio, il vento che ispira tutti tutto ciò che c’è di invisibile di una persona. Rappresenta la sua vera essenza, il luogo delle emozioni. Affonda le sue radici nel greco “anemos”, ma in realtà i Greci non usavano questo termine, ma psyché, che vuol dire farfalla. Questo perché se con la morte l’anima abbandona il corpo, ma continua a vivere, così la farfalla abbandona il bozzolo, ma inizia a volare libera nell’aria.

 

 

“O donne povere e sole,

violentate da chi

non vi conosce.

Donne che avete mani

sullinfanzia,

esultanti segreti damore

tenete conto

che la vostra voracità

naturale non

sarà mai saziata.

Mangerete polvere,

cercherete dimpazzire

e non ci riuscirete,

avrete sempre il filo

della ragione che vi

taglierà in due.

Ma da queste profonde

ferite usciranno

farfalle libere.”

(Alda Merini, Ma da queste profonde ferite usciranno farfalle libere. 1993)

Noemi Minetti

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