Odalische al Convento

Marzo, si sa, gioca brutti scherzi e l’arrivo dell’attesa primavera è spesso accompagnato da piogge e temporali. Anche quest’anno le lacrime del cielo sono scese sulla terra ma, forse per volere di un benigno Creatore o di un genio maligno di buon’umore, hanno lasciato il tempo per inaugurare degnamente le giornate del Fai e la singolare mostra di Claudio Carrieri. Un evento unico poiché opere di rara bellezza sono ospitate nel Convento di Cairo Montenotte, ristrutturato e messo a nuovo l’anno passato. Le maestose Odalische troneggiano nel suggestivo chiostro della struttura, indifferenti al passaggio delle nubi e dei visitatori, unicamente intente a lasciarsi ammirare nella loro formosa sensualità.

Sembrano vive, silenziose e servizievoli e intente a custodire gelosamente un muliebre segreto. Il mistero della nascita, racchiuso nel cuore della femminilità, diventa metafora dell’origine e della creazione. Le linee si rincorrono in un gioco in cui principio e fine, sostanza e forma, si confondono veicolando una temporalità diversa. Il tempo è circolare e ripropone incessantemente l’atavico mistero e la stessa meraviglia che il creato suscitò negli antichi. Come evidenzia il critico Piergiorgio Bianchi “l’artista non è chiamato a fornire un senso al reale, ma lavora affinché siano ancora possibili alcune domande sull’esistente. Non chiude il circolo della comprensione tra significato e mondo, ma lo riapre costantemente. Per questo il suo lavoro è evento prima ancora di essere forma”. Il lavoro di Carrieri, come il movimento filosofico, non fornisce risposte ma “abita il problema”; sviscerandolo, amplificandolo e, infine, rendendolo opera d’arte. La sacralità delle odalische, l’intimo e profondo senso di mistero evocato dalle scultura, motiva l’armonia che lega le statue al luogo in cui sono ospitate. Tutto sembra come dovrebbe essere. Un’atmosfera sospesa catapulta l’immaginazione in tempi lontani e, quasi, sembrano visibili gli antichi frati che, fino all’arrivo delle truppe napoleoniche, pregavano, camminavano e lavoravano all’interno delle mura e lungo la campagna circostante. Avvolti in bianchi mantelli portavano avanti le loro opere in religioso silenzio e in sacrale atmosfera, rincorrendo e ripensando l’Origine assoluta, l’eterno “motore immobile” presente in ogni fibra del creato eppur costantemente assente. Il medesimo senso di mistero, lo stesso anelito verso l’alto e verso l’altro inspiegabilmente legano le Odalische di Carrieri al Convento di Cairo. Al di là delle differenze culturali e temporali due oggetti diversi sembrano rispecchiare lo stesso bisogno di spiritualità che da sempre accompagna l’evoluzione umana. Donne in terra cotta ricordano la profonda uguaglianza del “sentire” umano in grado di cancellare abissi temporali e distanze geografiche. Una ricerca continua e un quesito mai sopito che accomuna lo sguardo sul mondo delle generazioni. La stessa domanda, la medesima causa di infinite risposte artistiche che ci ammaliano, avvolgono e ci fanno amare un’esistenza quanto mai provvisoria, ma straripante di bellezza.

La mostra si potrà visitare fino al 26 aprile prenotando al 3289451144

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