In morte di Bruno Mozzone

CAIRO MONTENOTTE – Musica, ricordo e dolore per l’ultimo saluto al prof. Bruno Mozzone, 67 anni, professore di Italiano e Latino al Liceo Calasanzio di Carcare dopo aver insegnato anche al Liceo Classico Chiabrera di Savona. Per commemorarlo degnamente suona “degna, giusta e intensa” l’orazione funebre del prof. Sergio Cirio, suo amico, compagno e docente.

«L’ultima occasione in cui ho visto Bruno, è stata un concerto organizzato a Carcare dall’Associazione Rossini: alla fine, salutandoci, avevamo convenuto che quel giovane e bizzoso pianista aveva forse un discreto talento ma che di boria ne aveva certo almeno un pò di più. Era bello parlare di musica con lui perché, anche in questo campo, Bruno non era soltanto molto colto, ma, soprattutto, era dotato di un’autentica passione. Era una passione coltivata fin dagli anni del liceo, quando, cioè, può davvero talvolta capitare che il contatto con la cultura classica di un giovane intelligente e riflessivo- quale era Bruno, quando l’ho conosciuto io, a metà degli Anni ’60 – favorisca proficui approfondimenti negli ambiti più disparati, inseriti in una lucida e coerente visione del mondo. Chi, come me, lo ha conosciuto davvero bene, chi ne ha apprezzato anche la straordinaria forza di carattere,  quella che gli consentiva di affrontare come pochi sanno fare i disagi di uno stato di sofferenza fisica fatalmente crescente, chi ha conosciuto a fondo Bruno, capisce bene quello che io ora sto cercando di esprimere: la bellezza, l’arte, la passione umana e politica possono infondere ad un uomo capace di coltivarle, l’energia e la volontà, e persino la gioia, necessarie per tirare avanti, sempre e, soprattutto, comunque.  Nel Manfred di Byron c’è un accorato saluto al Sole, un raffinatissimo inno alla vita, che il conte Manfredi, avvertendo l’inesorabile approssimarsi della fine, significativamente pronuncia al tramonto. Il poema di Byron fu musicato da Schuman e Carmelo Bene ne fece un’efficace riduzione teatrale che io e Bruno abbiamo anche proposto, qualche volta, ai nostri alunni. Se il Manfred, come innumerevoli altre opere, è stato qualcosa che io e Bruno abbiamo profondamente condiviso, in ogni caso, il saluto al Sole rappresenta un commiato dalla vita che oggi, qui, di fronte alla sua bara, e davanti ai suoi cari, amici, ex studenti e  compagni di partito, io gli voglio dedicare, perché so che ne sarebbe orgogliosamente felice. “Glorioso astro, tu sorgi e risplendi
e tramonti nella tua gloria.
Addio! Non ti vedrò mai più.
Come il mio primo sguardo d’amore, prima meraviglia,
fu per te,
prendi tu questo mio ultimo.
Non splenderai mai più sopra un vivente
cui la vita sia stata più fatale”. Questo, della dimensione fatalmente tragica del-l’esistenza personale, è un tema con cui Bruno ha dovuto sempre fare i conti, imparando perciò a convivere con la sventura, persino al punto di concepirla come normale componente della sua vita. Non a caso, ieri, Carla, la sua compagna, si domandava in che modo inserire, in questa cerimonia, le parole dell’Otello verdiano in cui, lei e Bruno, intravedevano l’essenza profonda del loro legame: “e tu mi amavi per le mie sventure, e io ti amavo per la tua pietà”. Ecco, vedete, questa era la reale dimensione della vita di Bruno, continuamente sospesa sul baratro esistenziale della sventura ma sorretta e trattenuta da una lunga catena  di affetti profondi e di passioni irriducibili.
E tra queste passioni, la prima e la più forte era quella politica: dalle origini classiche del pensiero politico nel mondo greco fino agli esiti definitivi del modo marxista di vedere le cose, Bruno, tutto aveva studiato e tutto approfondito, appropriandosi, e con fondata convinzione, dell’assunto fondamentale dei rivoluzionari moderni, per cui non ha più senso tentare ancora di giustificare questo mondo, ma ha senso soltanto far di tutto per cambiarlo.
Non ci sono vie di mezzo, in nessun ambito del nostro agire, e pescando, infatti, anche a caso, tra i temi e gli argomenti  che meglio possono rappresentare la vita reale e culturale di Bruno entriamo, necessariamente, sul terreno di questa sua passione politica: e, d’altra parte, prima di qualsiasi altra cosa, Bruno Mozzone era e voleva essere un comunista e con tale riconoscimento egli sarà sempre ricordato. Egli stesso ha lasciato scritto che io ed il compagno Raffa ci occupassimo, come partito, del suo funerale civile. E noi, in perfetto accordo con l’intera famiglia, volentieri adempiamo a questo compito, anche se, proprio in questa circostanza, è bene precisare che la commemorazione politica del compagno Bruno Mozzone avverrà in una delle sedi di Lotta Comunista e in una data che verrà prossimamente stabilita e resa pubblica. Bruno Mozzone, infatti, è stato un militante rivoluzionario  fin dagli Anni ’60 del secolo scorso, quindi, per l’intero corso della sua vita. Collaboratore attivo e sagace nel lavoro di propaganda, non s’è mai tirato indietro, e quando bisognava esserci, lui, comunque, c’era. Ma, per avviarci a concludere, non possiamo non  ricordare che Bruno è stato anche un grande amico, per i suoi cari, per i suoi studenti, per i suoi compagni di partito. E allora, per il suo commiato da tutti coloro che lo hanno saputo conoscere ed apprezzare, abbiamo scelto, insieme con Carla, la sua amorevole compagna, di far risuonare per tutti noi le note meravigliose della musica funebre K 477 di W. A. Mozart.
Il fatto che si tratti di uno dei brani utilizzati nei riti massonici è qui per noi totalmente irrilevante.
La ragione per cui noi oggi lo proponiamo in chiusura di questa cerimonia, è che probabilmente non esiste – e lo pensava anche Bruno – un brano che renda meglio di questo l’idea della fratellanza umana, nel senso dell’appartenenza ad un organismo politico in cui la scomparsa di un singolo, per quanto dolore essa possa causare a chi resta, non costituisce di per sé un’irreparabile perdita funzionale, dato che nell’azione di quell’organismo continueranno a sussistere, per il tramite reale ed oggettivo delle generazioni successive le azioni di tutti coloro che hanno nel tempo contribuito a costituirlo. In ogni caso, nel novembre del 1785, Mozart venne raggiunto dalla notizia della contemporanea morte di due suoi amici e confratelli.  Sembra che di getto, in una sola notte, egli abbia composto questa musica meravigliosa, con la quale, ne sono certo, anche Bruno avrebbe avuto il piacere di salutarci».

NOTA: Bruno Mozzone (in rosso) e Sergio Cirio (con il megafono) nella Manifestazione dell’Aprile ’69, a Savona, in risposta ai fatti di Battipaglia (9 aprile).

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