Meno dodici

Un terribile schianto e dopo il buio. Dodici anni di vita, carriera ed affetti spazzati via in un batter di ciglio. E’ il 31 maggio 2013 quando Pierdante Piccioni, primario all’ospedale di Lodi rimane coinvolto in uno spaventoso incidente stradale mentre percorre la tangenziale di Pavia ed al suo risveglio dal coma non ricorda più nulla di ciò che è accaduto negli ultimi dodici anni. Una lesione alla corteccia della memoria lo ha improvvisamente riportato indietro nel tempo al 25 ottobre 2001, quando in Italia c’era la lira e l’avvento di Facebook era ancora lontano. Non riconosce più i familiari, vede la moglie improvvisamente invecchiata e le chiede il perché di tutte quelle rughe. I medici lo guardano sgomenti e Pierdante non ne comprende il motivo. E’ l’inizio di un incubo. Al posto dei suoi bambini ora vede due giovani uomini ormai ventenni che sente così distanti da provare per loro diffidenza e quasi rancore ed anche lo specchio gli restituisce un’immagine di sé che non gli appartiene. Questa incredibile esperienza, quasi un viaggio nel tempo che sembra tratto da un romanzo di fantascienza, Piccioni ha voluto raccontarla nel libro “Meno dodici”, scritto in collaborazione con il giornalista Pierangelo Sapegno. In quest’opera l’autore ricorda il doloroso e coraggioso percorso alla riconquista della sua identità, del passato, dei suoi rapporti con gli altri ma anche del suo lavoro. Dodici anni tutti da riscrivere, vuoti enormi da colmare, spesso con l’aiuto dei familiari e degli amici e colleghi che non lo hanno mai abbandonato. Il libro si divide in tre capitoli. Il primo, intitolato “Buco nero” descrive lo smarrimento provato dal primario al suo risveglio in un mondo “alieno”, “Nato due volte” narra la voglia di ricominciare e l’ultimo, intitolato non casualmente “Ritorno al futuro”, spiega il faticoso cammino verso la normalità. Piccioni si mette letteralmente a nudo senza censure e narra tutte le difficoltà riscontrate nel riapprendere la tecnologia, i nuovi programmi informatici e l’utilizzo dei telefoni cellulari di ultima generazione. Ora sta bene ed è primario del Pronto soccorso di Codogno, dove lavora con un team di colleghi che lo hanno accolto a braccia aperte, senza alcun timore o pregiudizio. Da questo capitolo della sua vita, egli sostiene di avere imparato a valutare il paziente non soltanto in base ad un referto medico, ma vedendo in lui prima di tutto una persona da ascoltare ed osservare nel suo complesso. Ha iniziato a guardare ciò che lo circonda in modo diverso, con occhi nuovi, quasi come se gli fosse stata donata veramente una seconda vita e si sente una persona migliore. La memoria ha un valore fondamentale per ognuno di noi sostiene, ed in proposito cita una massima del poeta Bunuel: “Bisogna incominciare a perdere la memoria per capire in che cosa consiste la vita. Senza di lei siamo niente”.

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