La piccola pace nella Grande Guerra (1)

Nel 2005, pubblicato dal Saggiatore, fece la prima comparsa in Italia “La piccola pace nella Grande Guerra”, un libro che Michael Jürgs, cronista del settimanale tedesco “Stern”, aveva portato a termine in Germania due anni prima, a conclusione di un paziente ed appassionato lavoro di ricerca su un importante accadimento verificatosi a Natale del 1914 sul fronte occidentale della Prima Guerra Mondiale. L’episodio, poco noto ma ricco di suggestivi e “moderni” spunti di riflessione sul tema “classico” della guerra e della pace, è rapidamente descritto in queste poche righe del testo di Jürgs: “Uno degli inglesi uscì dalla trincea tenendo le mani in alto; in una aveva il berretto pieno di sigarette e tabacco inglesi; strinse le mani a due tedeschi e augurò loro ‘Merry Christmas’. Questi ricambiarono l’augurio”.

Fu un lampo di umanità tra gli orrori del primo conflitto mondiale. Le ostilità erano iniziate da pochi mesi e le truppe tedesche fronteggiavano quelle alleate in una sanguinosa guerra di posizione. Ma, all’improvviso, in un luogo imprecisato delle Fiandre, dalle trincee tedesche si levarono canti natalizi e cartelli con la scritta “We not shoot, you not shoot”, “Noi non spariamo, voi non sparate”. Superata la diffidenza iniziale, gli inglesi risposero con i loro canti ed i due schieramenti si ribellarono agli ordini dei propri ufficiali concordando spontaneamente una tregua di tre giorni. La tregua fu rispettata e permise, tra l’altro, ai soldati di entrambi gli eserciti di seppellire i propri caduti nel corso, si noti bene, di cerimonie comuni.

Un aspetto decisamente rilevante della vicenda fu l’immediata e spontanea estensione della tregua dal luogo d’origine, nei pressi di Ypres, a buona parte del fronte occidentale: un fatto che colse di sorpresa gli alti comandi e li mise in forti difficoltà quando si trattò di costringere i soldati che avevano appena fraternizzato a ricominciare a spararsi tra di loro. Non a caso, a partire dal 1915, nei giorni precedenti il Natale vennero ordinati da entrambe le parti intensi bombardamenti della “terra di nessuno”, ovvero della striscia di terreno, larga una cinquantina di metri e compresa tra le trincee contrapposte, esclusivamente allo scopo di evitare qualsiasi contatto tra i soldati che non fosse di scontro fisico.

La tregua del Natale 1914 è stata sempre terreno di controversie, sia all’epoca dei fatti che in seguito, anche perché si tratta di un argomento molto difficile da affrontare: per rendercene conto possiamo considerarlo da alcuni e diversi punti di vista.

Vediamo, in primo luogo, che la tregua di Natale fu un evento che buona parte della Chiesa aveva salutato a tutta prima come provvidenziale e miracolosa discesa dello “spirito natalizio” sulle truppe, anche se, solo due giorni dopo, spettò ai cappellani militari il compito di imbonire i soldati recalcitranti per indurli alla ripresa delle ostilità con il necessario “spirito di servizio”.

È stato scritto, infatti, che “l’esplosione dirompente della Grande Guerra mandò in frantumi l’Internazionale socialista” ma anche “ingenerò fratture in seno alla cattolicità, con la contrapposizione di popoli e di governi professanti la stessa religione”. La posizione di Benedetto XV (la guerra come “inutile strage”) fu “condivisa solo parzialmente dal clero: parroci, vescovi e cardinali si differenziarono in nazionalisti e neutralisti, in patrioti e moderati, in pacifisti e bellicisti”. D’altra parte, i cappellani militari – quelli che anche in nome della fede teorizzavano lo “spirito di servizio”da parte dei soldati – erano volontari e avevano il grado di ufficiali.

Evidentemente, anche la tregua del Natale del 1914 testimonia la problematica complessità del rapporto che la Chiesa ha col fenomeno sociale della guerra, soprattutto in tempi moderni.

NOTA: (La copertina in primo piano) Questa foto fece scalpore. Fu pubblicata l’8 gennaio 1915 sulla prima pagina del Daily Mirror sotto il titolo: “Un gruppo storico: soldati britannici e tedeschi fotografati insieme”.

[Continua…]

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