La piccola pace nella Grande Guerra (2)

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Osserviamo, in secondo luogo, che la fraternizzazione del 1914 portò anche ad un’estemporanea partita di calcio, disputata da improvvisati rappresentanti dei due schieramenti su un campo di fortuna ricavato sulla “terra di nessuno”.

In tale episodio c’è chi vuol vedere la possibile ma improbabile coesistenza dello spirito “natalizio” e di quello “olimpico” in una situazione di eccezionale sospensione momentanea di una normale situazione di guerra.

Registrate tali opinioni anche solo come termini di un utile confronto di posizioni, non è certo assurdo ritenere, insieme con chi scrive, che la tregua del Natale 1914 testimoni come l’ignobile carneficina della guerra si sia palesata ai soldati per quello che essa effettivamente è: un modo inumano di affrontare le controversie generate nell’ambito di una società storicamente ancora incapace di un’organizzazione armonica e globale della convivenza civile.

Costretti a massacrarsi tra di loro per ragioni che raramente sono in grado di comprendere né, tanto meno, di condividere, i soldati possono, se le circostanze in qualche modo lo consentono, fraternizzare coi nemici, acquisendo, proprio nell’esercizio forzato ed insensato del reciproco massacro, coscienza del fatto che la guerra viene combattuta per interessi diversi da quelli dei combattenti. In cotali condizioni può, quindi, anche darsi che lo “spirito natalizio” possa fare davvero “miracoli”.

Non possono, quindi, stupire i numerosi episodi di fraternizzazione tra truppe nemiche, verificatisi anche su altri fronti della Grande Guerra e non necessariamente a Natale; né possono stupire le grandi precauzioni che, come s’è detto, i comandi delle forze armate sanno per esperienza di dover adottare per garantire l’integrità dell’impianto ideologico su cui si fondano l’entusiasmo e la combattività delle truppe.

Esposta la posizione di chi scrive, un altro e diverso punto di vista sulla tregua del Natale 1914 parte da quella che fu ribattezzata la “partita della pace” durante la celebrazione del centenario dell’episodio da parte dell’allora presidente dell’UEFA, Michel Platini, a Natale 2014.

Il match sarebbe stato vinto dai tedeschi per 3-2 ma, al di là di questo, nel suo discorso Platini citò un estratto di una lettera del soldato tedesco Kurt Zehmisch: “Il pallone aveva rimpiazzato le pallottole e per la durata di una partita di calcio l’umanità aveva ripreso il sopravvento sulla barbarie”.

È stato scritto: “Tante leggende attorno all’episodio che convinse soldati nemici a uscire dalle trincee per deporre le armi e giocare a pallone. Vere o presunte, a quel pallone di stracci tirato fuori dal fango vogliamo crederci”. Siamo qui, evidentemente, di fronte ad una variante del già visto abbinamento dello spirito “natalizio” e di quello “olimpico”, nell’ottica tipica del tifoso ingenuamente appassionato di calcio fino al misticismo di ritenere che la passione per il pallone fosse tale da indurre soldati nemici a saltar fuori dalle trincee solo per farsi una partita.

Ernie Williams, un militare inglese, quella partita l’ha disputata e raccontata in un’intervista televisiva nel 1983: “Ad un certo punto – disse – è apparso un pallone, non so dire se sia arrivato dalla nostra o dalla loro trincea; prima c’è stato qualche passaggio, ci divertivamo; alla fine è diventata un’unica grande mischia, senza alcun arbitro e punteggio, anche perché il cuoio della palla si era completamente infradiciato (secondo altri era fatta di stracci)”.

Al netto delle ingenuità implicite in spiegazioni della tregua di Natale 1914 esclusivamente fondate sullo“spirito natalizio” e/o su quello “olimpico”, l’avvenimento verificatosi nelle Fiandre non avrebbe potuto non scatenare le reazioni più disparate, dato che esso riguarda il nesso fondamentale tra l’istinto di sopravvivenza e le relazioni interumane.

Scorrendo in Internet i numerosi siti sull’argomento, troviamo affermazioni come questa: “La tregua di Natale del 1914 fu un gesto spontaneo che riuscì dove altri fallirono: come la lettera di 101 sufragette britanniche scritta alle donne tedesche e austriache; o la proposta di Papa Benedetto XV (“Possano i cannoni tacere almeno nella notte in cui gli angeli cantano”) ufficialmente respinta.

Secondo più ricostruzioni, soprattutto inglesi, furono i tedeschi i primi a uscire dalle trincee, dopo aver mostrato i cartelli di auguri e intonando canti natalizi. Circa 100.000 furono i soldati coinvolti in tregue volontarie lungo il fronte delle Fiandre. Tedeschi, inglesi, ma pure francesi e belgi si scambiavano auguri ed indirizzi, seppellivano i propri morti, si regalavano cibo, sigarette, facevano vedere le foto delle fidanzate, ammiravano le armi avversarie, celebravano messe. Per molti la tregua durò solo il 25 dicembre, secondo altri, alcuni giorni. I più fortunati non si spararono addosso fino all’anno nuovo.

Oppure questo stralcio di una lettera di un soldato inglese alla famiglia: “Prova soltanto a pensare che mentre tu stavi mangiando il tacchino, io stavo stringendo le mani agli stessi uomini che solo qualche ora prima avevo tentato di uccidere”.

Una tregua che scatenò l’ira dei comandi e fu rivelata grazie al “New York Times”, che il 31 dicembre pubblicò i resoconti dei militari coinvolti, seguito dal britannico “Daily Mirror”, dal “Daily Sketch” e dal “Times”. Le lettere scritte da chi prese parte alla partita furono portate ai giornali dagli stessi parenti increduli, con la speranza che l’intesa per una pace fosse vicina, inconsapevoli della ferocia che si sarebbe scatenata negli anni successivi. In Germania le notizie arrivarono molto più smorzate, mentre in Francia furono del tutto censurate.

La tregua di Natale 1914, la piccola pace nella Grande Guerra, non ha mai avuto grande eco di massa ma non si può dire che non sia stata studiata in diversi ambiti culturali.

Il Centro di documentazione Logos e l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea promuovono un pubblico dibattito su questi temi, col patrocinio dell’ANPI e del Liceo Chiabrera-Martini, nella certezza di intercettare l’interesse dei giovani e dei cittadini savonesi in una fase storica che vede manifestarsi sempre più chiaramente la problematica della guerra nel mondo. Il dibattito avrà luogo il 20 dicembre alle 17 nella Sala Rossa del Comune di Savona e vedrà la partecipazione dell’avv. Sergio Aquilino, del prof. Mario Lorenzo Paggi (ISREC) e del prof. Fabio Gallesio, giovane insegnante di Camerana ed ex alunno di chi scrive, che sosterrà il punto di vista di Logos nella discussione.

NOTA: (nella foto di copertina) Un momento della partita di calcio tra le truppe tedesche ed inglesi.

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