L’ Archibus alla tavola di Sybil Carbone

GOURMET Il liquore calizzanese selezionato dalla sous chef di Carlo Cracco per la promozione di prodotti liguri

CALIZZANO. Colpo d’archibugio per l’azienda agricola Nirulé: il suo celeberrimo liquore d’erbe, l’Archibus, debutterà ai piedi del Colosseo. A guidarlo nella Capitale Sybil Carbone, chef sanremese e braccio destro di Carlo Cracco nel programma televisivo di Sky “Hell’s kitchen Italia”. «Quasi non ci credevo – spiega Antonio Massa, titolare – a quanto pare Sybil, che ha un ristorante ad Alassio, conosceva il nostro Archibus, e lo ha selezionato per la sua nuova attività. Mi ha chiamato, ci siamo visti, mi ha illustrato i suoi progetti. Ne ha acquistato parecchio, insieme al liquore al lampone». La cuoca ha in rampa di lancio un locale in centro a Roma. Specialità della casa: le sue ricette e, soprattutto, i prodotti della Liguria. Quindi pesto, olio, formaggi, i ravioli, i pansotti. Un modello non tanto diverso dal suo fortino alassino, “Papei da Turta”, dove cucina, tra le altre cose, panissa fritta, torta verde, verdure ripiene, coniglio alla ligure. Per inciso, le abilità culinarie le sono valse la partecipazione al talent show di Sky “Hell’s Kitchen”, di cui è stata finalista e da due edizioni ricopre il ruolo di sous chef. Ed è in questo mondo che ha fatto capolino l’elisir di Archibus di Calizzano:«Vuole portarlo nella Città Eterna– continua Massa – è stata colpita dalla sua unicità e dalla sua storia. Nonché dal suo sapore: ha ammesso di esserne lei stessa una appassionata. Questi apprezzamenti non possono che farci piacere: si è dimostrata una persona splendida, corretta e dal buon piglio imprenditoriale. E’ per noi un onore che la sua scelta, da Spezia fino a Imperia, sia ricaduta anche sui nostri prodotti». Un traguardo illustre per un elisir dalle radici storiche che risalgono all’età napoleonica. Le erbe da cui è ricavato venivano utilizzate nei lazzaretti per curare le ferite da archibugio, da cui prende il nome. Massa , con l’azienda agricola Nirulé, ha raccolto un’ eredità bi-centenaria:«E’ una ricetta di famiglia sin dal 1800. L’abbiamo recuperata e tolta dalla soffitta. Ho apportato qualche modifica all’originale, che era un po’ troppo dolce. Si ottiene infondendo le erbe aromatiche nell’alcool. E’ un ottimo digestivo». Oggi l’elisir sta per affrontare il viaggio più lungo, che lo porterà a promuoversi in una città altrettanto colma di storia. Facendo incontrare simbolicamente due dei più grandi imperi che l’Europa abbia mai visto: quello romano e quello napoleonico. Chissà che questo “mix” non risulti vincente.

S.T.

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