Il diario di bordo di un camperista – Galles e Bretagna parte 1
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Il diario di bordo di un camperista – Galles e Bretagna parte 1

Un bel viaggio nell’Europa del Nord, ecco quello che ci serve. Uno di quelli lunghi con intere giornate passate alla guida vedendo scorrere il nastro d’asfalto sotto le ruote e ammirando il panorama circostante, possibilmente verde e punteggiato di pecore al pascolo, magari con un sottofondo musicale degno di tale scenario. Andarsene a zonzo percorrendo stradine sul limitare di scogliere impressionanti con nelle orecchie la musica dei Jethro Tull, tanto da avere l’impressione di vedere Ian Anderson, come un moderno Dio Pan, suonare il “flauto traverso” in mezzo alle pecore sul bordo del precipizio.

La destinazione però non l’abbiamo ancora stabilita, anche se basterebbe lasciare fare al camper perché quello, quando molli i freni, parte e non sente più ragioni… No ci vuole qualcosa che non abbiamo ancora visto e che ci possa garantire le emozioni di cui siamo in cerca, qualcosa di inedito e inesplorato, qualcosa tipo il Galles. Bene allora partiamo, anche perché il Galles non è dietro l’angolo e prima si parte meglio è. Per arrivare in Inghilterra ormai abbiamo un percorso sperimentato che ci permette di viaggiare quasi interamente in autostrada senza attraversare tunnel e utilizzando autostrade senza pedaggio.

Attraversiamo infatti la frontiera a Chiasso e l’unica spesa è costituita dalla vignette autostradale svizzera che però ha durata annuale. Attraversiamo quindi la Svizzera e poco prima di Basilea svoltiamo verso la Francia e dopo un breve tratto di strada statale imbocchiamo nuovamente una superstrada a quattro corsie in direzione Nancy. Qualche chilometro prima di Nancy c’è un piccolo centro molto carino che si chiama Charmes; qui si trova un’area camper in centro lungo il fiume ed è il posto ideale per la prima serata a spasso per l’Europa.

Il viaggio prosegue piacevolmente e dopo aver attraversato il Lussemburgo e la parte meridionale del Belgio rientriamo in Francia e passata Lille giungiamo a Dunquerque dove in serata dobbiamo imbarcarci per Dover. Questa volta abbiamo optato per Dunquerque anziché Calais perché abbiamo trovato prezzi del traghetto migliori e la durata della traversata è uguale. Arriviamo però in netto anticipo e siccome il confine del Belgio è a pochi chilometri decidiamo di fare una deviazione veloce a De Panne, la Rimini del Belgio. L’interesse che nutro nei confronti di questa località dipende dal fatto che da bambino c’ero stato con i miei genitori che avevano degli amici belgi ed ero curioso di vedere se era ancora una piacevole cittadina balneare sul mare del nord con la gente che si sposta in bicicletta e una spiaggia molto profonda che alterna sabbia a pozze d’acqua quando la marea si ritira. Al nostro arrivo ci accoglie una nutrita fila di grattacieli sul mare e un traffico pazzesco di moderni suv che hanno sostituito le biciclette. Si certo il mare c’è ancora e la spiaggia pure ma lo stravolgimento è tale che resto convinto una volta di più che certi posti è meglio ricordarseli com’erano e non tornarci per nessun motivo.

Riprendiamo mestamente la strada per Dunquerque e ci imbarchiamo in serata giungendo a Dover a notte inoltrata. Una volta sbarcati cerchiamo un posto per passare la notte ma la cosa si presenta problematica e alla fine riusciamo a sistemarci nel parcheggio di un Burger King. Al mattino successivo dobbiamo subito affrontare la prova del fuoco della guida a sinistra e l’ostacolo principale consiste nell’ attraversare la prima rotonda non sapendo bene a chi dare la precedenza. Per fortuna a Dover sono abituati agli “Europei” appena sbarcati sul suolo britannico e tutti si rivelano particolarmente pazienti e collaborativi e francamente dopo pochi chilometri, o miglia se preferite, ci si abitua senza problemi. Passiamo la giornata sulle trafficatissime autostrade inglesi che prima ci portano nell’area periferica di Londra e in seguito verso ovest in direzione Galles dove giungiamo prima di sera installandoci nel camping Bankfarm caravan park di Port Eynon, sulla costa meridionale gallese. Il Galles è una nazione indipendente che fa parte del Regno Unito e si trova nella parte ovest del Regno, all’incirca di fronte all’Irlanda.

I Gallesi, così come gli Scozzesi e gli Irlandesi sono discendenti degli antichi popoli celtici e conservano orgogliosamente tradizioni e costumi dei loro avi compresa la lingua celtica: il gaelico. Qui infatti le scritte sono tutte bilingui, compresi i nomi delle località, e se già intimoriscono quelle in Inglese immaginatevi le altre. Tanto per farvi capire, il nome Galles, che in inglese suona Wales, in lingua gallese diventa Cymru, la città di Swansea diventa Abertawe e quindi se dovete chiedere un’indicazione preparatevi bene prima per non ritrovarvi nella direzione opposta oppure portatevi un navigatore Tom Tom e chiedete solo a lui.

Il nostro primo giorno gallese ci vede perlustrare la Port Eynon bay e dobbiamo riconoscere che troviamo esattamente quello per cui abbiamo fatto tanta strada. Ci troviamo sulla penisola di Gower e cominciamo a prenderci una vista di questo splendido panorama composto da una spiaggia sabbiosa lunghissima e contornata da scogliere e prati degradanti sui quali simpatiche pecore marchiate sul dorso di blu brucano liberamente e rivolgono sguardi umidi agli escursionisti che transitano sul loro pascolo. In mare si vedono surfisti impegnati a cavalcare le onde e dall’alto della scogliera le persone a passeggio sulla sabbia sembrano puntini sulla tela di un dipinto. Da queste parti ci sono le maree e le spiagge possono essere molto profonde a certe ore della giornata, permettendo di camminare sulla sabbia umida e compatta alla ricerca di conchiglie. Inutile precisare che i locali fanno regolarmente il bagno e in ogni spiaggia è presente un regolare servizio di bagnini chiamati Lifeguards. La baia finisce con una parete di roccia che è considerata un antico riparo per i pirati dal nome di Culver Hole. Ci trasferiamo poi a qualche chilometro di distanza dove si trova un’altra splendida baia all’estremità della penisola di Gower, ovvero la Rosshili bay. Questa supera ogni aspettativa poiché si tratta di una spiaggia dorata lunga cinque chilometri e durante la bassa marea si dovrebbe vedere anche il relitto di un vecchio vascello naufragato ma a noi non è riuscito di vederlo.

Al culmine della baia si staglia l’isola di Worms Head. In effetti si tratta di un’isola solo con l’alta marea mentre quando è bassa si può raggiungere tranquillamente a piedi. All’inizio del sentiero vi sono avvisi che indicano di fare molta attenzione agli orari delle maree perché se non si torna in tempo si passa la notte sull’isola rocciosa e spazzata dal vento. Per fortuna c’è una campana che viene suonata da un guardiano quando è ora di tornare indietro e per maggior sicurezza viene usato anche un altoparlante. La leggenda narra che l’isola era abitata anticamente da un drago mentre ora è un rifugio per le numerose specie di uccelli marini che popolano la zona.

Rientriamo in tempo e piazziamo il camper in un altro camping rurale sopra ad un prato prospicente il mare. In tutta la zona vi sono molte strutture come questa. Da queste parti oltre alle scogliere vi è grande abbondanza di castelli, a testimonianza del fatto che queste lande furono teatro di dispute territoriali e guerre tra Inglesi e Gallesi in parecchie circostanze. Quello che visitiamo per primo è un castello Normanno e si chiama Kidwelly. I resti di questa imponente fortezza sono isolati su una collina dalla quale si domina il territorio circostante e impressionano ancora oggi. A vederlo sembra inespugnabile eppure nel corso della storia passò di mano più di una volta e mi ritrovo a immaginare quanto cruente fossero le battaglie dell’epoca. Entriamo nella regione del Pembrokeshire e non manchiamo di effettuare una visita al capoluogo Pembroke che si caratterizza per le splendide ville vittoriane e, tanto per cambiare, uno spettacolare castello che sovrasta il centro abitato.

Ma la vera perla della zona è la cittadina di Tenby. Questo antico villaggio di pescatori è composto da piccole case colorate abbarbicate su un promontorio roccioso con spiagge sabbiose su entrambi i lati. Il centro storico medievale si caratterizza dalla presenza di negozietti di ogni genere quali pub, pasticcerie e artigianato locale che rendono molto piacevole il girovagare curiosando nelle vetrine e alla ricerca di scorci sul mare. Il posto in estate è molto frequentato e sulle spiagge si possono vedere le sdraio e i teli a strisce tipiche delle cartoline di epoca vittoriana. Nel porticciolo, essendo bassa marea, le barche dei pescatori sono tutte a secco e appoggiate su un fianco in attesa che l’alta marea torni a renderle oggetti galleggianti.

Andiamo a vedere qualcosa di veramente inaspettato: la Tenby Lifeboat Station, ovvero la centrale di salvataggio in mare. Poiché a causa delle maree le imbarcazioni non sempre sono in acqua che cosa hanno escogitato per avere sempre pronte le lance di salvataggio da inviare in caso di bisogno? Hanno costruito la stazione di soccorso in alto su una struttura di pali in legno e l’hanno dotata di un lungo scivolo che arriva in acqua al largo in un punto dove sanno che il mare non si ritira. Si tratta di imbarcazioni abbastanza grandi e rimaniamo sorpresi e meravigliati. La visita a pagamento ci permette anche di salire a bordo dei mezzi che si rivelano moderni e tecnologici. Quando alla sera ci ritroviamo sul camper possiamo ritenerci soddisfatti delle scoperte che ci hanno riservato Tenby e dintorni.

Maurizio Perotti

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