Il gelo mette a nudo le debolezze di Enti e Aziende

Due casi di emergenza sanitaria, fortunatamente a lieto fine, nei giorni dell’allerta

VALLE BORMIDA – Un cairese operato d’urgenza al San Paolo di Savona poche ore prime che le strade venissero bloccate; un signore di Calizzano che, nella notte tra lunedì 11 e domenica in seguito ad attacco cardiaco non è riuscito a chiamare la Croce Azzurra di Calizzano a causa del black out delle linee elettriche e delle comunicazioni, è riuscito a mettersi in contatto con la Croce Verde di Murialdo i cui militi, nonostante la strada di Carpe non fosse in condizioni ottime, sono riusciti a trasportare l’uomo al Santa Corona. Strade ghiacciate e paesi isolati; lastre trasparenti in mezzo alla strada e nelle piazze, persone rimaste senza luce, riscaldamento e telefono per giorni. Con la consapevolezza che i disagi stagionali sempre sono esistiti e che la natura fa ciò che deve senza preoccuparsi di noi, sembra che qualcosa non abbia funzionato nei Comuni valbormidesi o almeno questo è quanto sentono e sostengono molti cittadini e alcuni amministratori. Se sono stati i paesi più piccoli e montani, come Bormida, Bardineto, Calizzano, Mallare e Pallare ad aver attraversato ore particolarmente drammatiche, il territorio tutto ha subito disagi. I sindaci dichiarano di aver fatto quanto necessario, la Provincia non chiede scusa, ma ammette il ritardo degli interventi, la Regione “blinda” l’Ospedale di Cairo anche se i cittadini ancora aspettano il Pronto Soccorso per la gestione delle emergenze che, ogni volta con precisione disarmante all’arrivo del maltempo, diventano spettri che teniamo lontano con scongiuri e speranze. Speriamo che a nessuno venga un infarto o un ictus o, se arriva, che il Signore ci assista e si eviti, ancora per questa volta, la tragedia; speriamo che la luce torni per alimentare la macchina a cui la nostra esistenza è attaccata o semplicemente per permettere al riscaldamento di funzionare. Quasi nulla ha funzionato in realtà: enti e aziende hanno mostrati limiti e lacune. Il sindaco di Bormida, realtà che venerdì 15 dicembre vive ancora senza luce e telefono, esprime la sua amarezza in una lettera alla Prefettura che pubblica sui social : “Oggi è il quarto giorno che il Comune di Bormida è privo di internet e il paese isolato con la rete mobile, solo ieri è arrivata la rete fissa, capisco l’emergenza e il disagio causato dal gelicidio, ma è inconcepibile che un Comune rimanga isolato per così tanto tempo. Infatti, nonostante i nostri solleciti a tutti gli enti e alla Prefettura (chiaramente fatti da Pallare dove la telefonia funziona), siamo tutt’oggi isolati. Vuoi per la crisi economica e la mancanza di denaro, molti di noi hanno disdetto la linea fissa e comunicano solo con la rete mobile, tra i quali anziani, ammalati e la mancanza di segnale sta creando criticità e mette in pericolo la vita di chi risiede da solo in case isolate o chi ha la necessità immediata di un dottore e dell’ambulanza. Mi è stato risposto che chiaramente prima si aggiustano le utenze dove risiedono molte persone e poi pensano a noi. Forse la vita umana di un bormidese vale meno di un residente di una grande città? Non credo proprio, ma così siamo portati a pensare. Chiaramente non finisce così; mi ripropongo di denunciare ufficialmente questo disagio e il danno causato per l’impossibilità di lavoro negli uffici comunali agli enti preposti. Se non altro per ricordare che esiste un piccolo paese di 400 anime nell’entroterra chiamato Bormida”. Fredda logica contabile o segnale tangibile di un Paese che non riesce più a garantire servizi essenziali? Prendiamola con saggezza orientale: in ogni male c’è un po’ di bene e in ogni bene c’è un po’ di male. Anche in questa occasione non sono mancate le manifestazioni di aiuto e solidarietà. Molte sono state le persone, residenti e ospiti “migranti” delle cooperative, che al lamento hanno sostituito l’azione spalando neve, spargendo sale e rimuovendo gli alberi dalle strade. L’architetto Renzo Piano scriveva, in relazione ai terremoti che hanno sconvolto centro e sud Italia, che è indegno di un Paese civile, quale l’Italia è (vogliamo crederci ancora, ndr) e di persone intelligenti, quali gli italiani sono, affidarsi alla fortuna per evitare disastri e tragedie umane. Sì, effettivamente è un po’ indegno, ma è quanto continuiamo a fare a ogni emergenza maltempo. E anche questa volta la fortuna ci ha assistito, un po’ meno chi sarebbe deputato a farlo.

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