Enzo Paci all’Infernot: incontri di cabaret ligure

Grande successo per il comico genovese , eccellenza nel panorama nazionale

Naturalmente tante risate ma, al contatto con un’intelligenza viva, si diffondono in sala spunti di riflessioni, inviti al pensiero e visioni differenti. Giovedì 18 gennaio all’Infernot l’appuntamento con i comici di Zelig ha condotto nel locale di Via Cavour, gestito da Massimo Gariano e Ilaria Giribone, Enzo Paci, punta di diamante della comicità italiana. La serata si apre con l’arrivo di Mattia Passadore, il personaggio che gli ha aperto le porte del successo televisivo, a cui seguono sketch tratti dall’ultimo spettacolo “Come fai, fai bene”: momenti di vera profondità che, in piena fedeltà alla lezione di Italo Calvino delle “Lezioni americane”, non àncora pesantemente al suolo, ma plana leggera e arriva in alto. Paci parla del suo viaggio di comico, degli inizi, delle sconfitte, dei ripensamenti, dei dubbi e delle difficoltà ricordandoci che, in un mondo caratterizzato dal “qui e ora”, dal “tutto e subito”, sono la fatica e l’attesa a rendere magico il raggiungimento dell’obbiettivo. In un sistema dominato dal successo con la relativa celebrazione del cinismo, della spregiudicatezza estrema, Paci ricorda che la bontà è un valore. “Gesù Cristo era buona e hai visto che fine ha fatto” dicono e l’artista, con lucidità e candore evidenzia una verità che spesso dimentichiamo, pronti a identificare immediatamente bontà con fesseria: «Non era Gesù troppo buono, erano i Romani che erano troppo stronzi». Come dargli torno? In “Come fai, fai bene” Paci espone una rassicurante tesi: «Ognuno di noi ha il suo posto nel mondo»; bisogna cercare, trovare e costruire il proprio angolo di serenità, in cui tutto è esattamente come dovrebbe essere. Parla di “prosofobia”, la paura del progresso, e di come sia palpabile a Genova, la città più vecchia all’interno della regione più vecchia nel paese più vecchio del Vecchio Continente. E la campagna elettorale che stiamo vivendo non è proprio indirizzata a un pubblico anziano? Fornero, pensioni, pensioni, Fornero, soldi a pioggia agli inattivi e il tema del lavoro affrontato poco e male. Insomma, risate e riflessioni. Che bellezza. Grandezza e umiltà, si sa, vanno sempre a braccetto e l’artista genovese, con gentilezza e ironia, s’intrattiene con il numeroso pubblico, distribuisce autografi e sorrisi e ci spiega come mai un artista di primo piano decide di esibirsi in una cittadina: «Lavorare nei piccoli locali decentrati rispetto ai grandi centri è un grande privilegio poiché si possono testare pezzi nuovi valutando immediatamente la reazione del pubblico il cui rapporto con l’attore è molto più intimo e gioioso. È in queste realtà che diventa possibile aggiungere pezzi al repertorio arricchendolo a ogni spettacolo. Anche ai tempi di Shakespeare era così: le compagnie debuttavano in provincia per arrivare gradualmente ai centri più importanti. Per questa opportunità ringrazio Massimo Gariano, persona di cultura, intelligenza e sempre disposto a dare spazio alla comicità». E a Massimo Gariano, vignettista con un curriculum di tutto rispetto nel mondo dell’editoria milanese e nazionale, personaggio controverso, simpatico a pochi, provocatore per molti, un po’ umorale e a cui sicuramente è escluso il concetto di “basso profilo”, un ringraziamento dovrebbero farlo tutti i cairesi compresi i consiglieri alla cultura (sia ben inteso di tutte le amministrazioni visto che l’iniziativa “Zelig” inizia nel 2016) perché gli spettacoli all’Infernot svagano, fanno aggregazione, uniscono nel divertimento e creano un’atmosfera unica a costo zero. Non c’è un biglietto da pagare, chi vuole assaggia i manicaretti di Ilaria o beve un cocktail preparato dalla simpatica Francesca, ma chi non può o non vuole, si può godere lo spettacolo in completa gratuità. Sinceramente non ricordo di aver assistito a esibizioni di professionisti, musicisti, comici o cantanti, senza pagare, giustamente tra l’altro, il biglietto. Il ticket lo paga per noi Gariano offrendo una concreta alternativa alla monotonia serale degli inverni valbormidesi.

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