Egregio Sig. Direttore – Scritture della Ferrania, la fabbrica delle pellicole
Cultura

Egregio Sig. Direttore – Scritture della Ferrania, la fabbrica delle pellicole

 

Pregiatissimo Signor Direttore

Scusatemi se ardisco tanto ma non saprò più quale via scegliere per poter trovare lavoro.

Spero, Signor Direttore, voi che siete tanto buono non mi negherete un po’ di lavoro, ed io che o tanta fiducia in Voi, vi sarò riconoscente per tutta la vita.

Devotissima

M.

Ecco una delle tante lettere di supplica contenute nell’archivio storico dei fascicoli del personale Ferrania. Circa 3.000 di questi fascicoli, tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, sono state esaminati – pagina per pagina – da due ricercatori, Alessandro Marenco e Gabriele Mina, che hanno tentato di ricostruire percorsi inediti nella storia della fabbrica delle pellicole. Tentato, perché siamo ancora all’inizio di un percorso di studio che ha come soggetto migliaia di oscuri dipendenti, donne e uomini, spesso giovanissimi, ai quali l’industria ha dato lavoro (e dignità) per quasi un secolo.

Il fascicolo del dipendente conteneva la scheda personale, la foto tessera, gli esiti della visita medica, le lettere di richiesta di assunzione, per sé e i propri familiari, di aumento, di sostegno per un periodo difficile. Poi le lettere, le cartoline dalle colonie marine, dalle caserme, dal fronte di guerra, dalla lontana Russia. E ancora: i rapporti di punizione, le multe, i premi, le menzioni di merito. Non mancano le relazioni di indagine della vigilanza su casi particolari: assenze ingiustificate, furti sospetti o acclarati. Su ogni documento, ogni modulo, compare quasi sempre la sigla del direttore Luigi Schiatti, l’ingegnere, onnipresente padre e padrone dello stabilimento e dei suoi lavoratori, dentro e fuori il recinto della fabbrica.

Da ognuno di questi documenti si può dedurre una biografia, quantomeno compresa nel periodo di assunzione presso la Ferrania. Sono carte vive, narranti, emozionanti, dove si avverte limpida la speranza e il sogno che conducevano le persone alla ricerca di un posto sicuro, di uno stipendio sicuro, alla ricerca di una vita ‘normale’ e condivisa con la famiglia.

Il saggio esamina la struttura produttiva della Valle Bormida, intesa come complesso distretto industriale insediatosi, a partire dalla fine dell’Ottocento, grazie al controllo delle acque della Bormida e alle nuovissime infrastrutture (ferrovia, 1874; funivie aeree, 1911), per poi espandersi fino alla produzione di esplosivi (Sipe), pellicola (Film Ferrania), carbochimica (Cokitalia e Montecatini). Un bacino industriale che non aveva eguali in Italia. L’avvento delle fabbriche cambia la società, che da agricola si trasforma progressivamente in industriale. La gente si sposta verso i centri, il rapporto con i campi muta, fino a giungere al loro abbandono. L’alfabetizzazione diventa fondamentale, l’aumentata disponibilità economica genera nuovi bisogni, nuovi desideri. Anche il ruolo della donna cambia: soprattutto presso la Ferrania le ragazze potevano trovare una indipendenza impensabile in una società agricola. La presenza femminile era un elemento distintivo della fabbrica di Ferrania: costituiva un terzo delle maestranze. Lavori manuali come la perforazione, il controllo e il confezionamento della pellicola, nei reparti a luce controllata, lavori che richiedevano precisione e ripetitività, erano ritenuti particolarmente adatti alle donne, peraltro sottopagate. Non era facile per la società rurale accettare che una donna potesse lavorare come dipendente, emancipandosi dalla gerarchia maschile. L’assunzione per le giovani però fu spesso occasione per ‘farsi una dote’ e, dopo qualche anno, lasciare il posto a una sorella (o ad altro componente della famiglia, marito compreso), rientrando così nella dimora coniugale dove l’aspettavano i canoni tradizionali: fare la casalinga, fare bambini, occuparsi dei vecchi. Ma, con evidenza, l’orizzonte della fabbrica iniziava sempre più a rimodellare i rapporti e i modi di pensare.

Alla lettura storico-antropologica dell’universo Ferrania segue, nel testo, la trascrizione di 60 documenti, accompagnati dalle biografie dei dipendenti. In chiusura un’inedita documentazione fotografica.

Il libro, appena pubblicato per le Edizioni Pantarei, sarà presentato a Cairo Montenotte, presso il Teatro comunale Osvaldo Chebello, giovedì 17 novembre 2022, ore 18, alla presenza dei due autori con l’intervento di Fabio Gallesio di Pantarei.

Note biografiche:

Alessandro Marenco, studioso e operaio. Ha scritto alcuni romanzi e brevi saggi di storia locale, con un interesse particolare per la storia della scuola, dell’alimentazione e dell’industria in Val Bormida. Collabora con la casa editrice Pentagora.

Gabriele Mina, ricercatore in antropologia e insegnante. Si è occupato della rappresentazione di corpi e spazi irregolari, con diversi saggi; dal 2007 porta avanti il progetto Costruttori di Babele, dedicato alle architetture fantastiche di artisti autodidatti in Italia. È il curatore dei contenuti del Ferrania Film Museum.

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