“Donnarumma”

“Agosto moglie mia non ti conosco”, recitava un vecchio detto che ha ispirato molte commedie all’italiana. Era infatti un fatto normale che, negli anni 50-60, vuoi per il caldo, vuoi per la noia, vuoi per il relax del la vacanza, si risvegliassero i sensi e i tradimenti a sfondo sessuale fossero quindi all’ordine del giorno.

I tradimenti allora, avvenivano di più al mare perchè il mare era la meta più ambita delle vacanze di allora, ma forse anche perché il caldo fa ribollire il sangue e col sangue ribollono anche i sensi.

Le vacanze in montagna, in questo senso, erano e sono più morigerate sono da asceti.

Quelli della mia età (ho quasi 70 anni) si ricorderanno le mogli che venivano lasciate sole al mare, con o senza prole, da mariti impegnati a far “dané”, direbbero i milanesi. Le signore si guardavano intorno e capitava spesso che la “scappatella”, durante la settimana, ci “scappasse” e, quando il marito il sabato o la domenica, veniva a trovarle, le trovasse belle e gioiose (del resto lui in città, la sera mica era sempre solo!).

Insomma per convenzione e per reddito, in quegli anni alla base dell’estate c’erano la vacanza e le corna, i tradimenti.

Lo affermo perchè i giovani d’oggi sappiano come funzionava allora quando, piccola e media borghesia si poteva permettere almeno 15 giorni continuativi di vacanze.

Oggi è diverso: soldi ne girano pochi, le vacanze i ricchi possono ancora permettersele; le altre classi sociali no; in vacanza oggi ci va solo chi ha soldi, ma non è più il tradimento a sfondo sessuale il tema delle estati del terzo millennio, anche perchè ormai il sesso non è più al centro delle attenzioni dei giovani. Sesso se ne fa, ma è assai diverso da quello che praticavamo noi. Eccovi uno schemino dei tradimenti moderni in uso tra i “benestanti”: A è sposata con B che è l’amante di C che a sua volta è l’amante di D che però ogni tanto se la spassa con A a cui interessa però anche E ecc. Ho messo lettere e non nomi perchè i tradimenti di oggi sono bisex. Nessuno esclude infatti che A si chiami Mario sposato con B Giuseppe che è l’amante di C cioè Giovanna che D sia Francesco e che A veda di buon occhio e non solo E che è Laura. Insomma non vorremmo essere così arretrati culturalmente da tacciare di innaturale un rapporto doppio triplo, tra sessi anche uguali. Che diamine! Siamo moderni e progressisti o no? In Italia abbiamo discusso molto sulla legittimità dei matrimoni unisex, magari ci siamo disinteressati di legiferare per aumentare i posti di lavoro e far diminuire i prezzi delle materie prime, ma questi ultimi quando c’è l’amore passano in second’ordine, vero onorevole Vendola. Ai progressisti questo interessa: l’amore. Peace and love. “Stamo mejo noi/ che nu magnammo mai!” cantava una vecchia canzone. Non mangiamo ma ci amiamo. “Un cuore e una capanna” – si dice, per forza una casa senza soldi non te la puoi permettere e allora ti costruisci una capanna con le frasche e lì passi giornate d’amore….

Ma non è di questo che voglio parlare. In questo articolo voglio affrontare il nuovo tradimento di moda nel terzo millennio, quello che tiene in sospeso i cuori di milioni di italiani anche di quelli che “nun magnano mai”: il tradimento sportivo e prima di parlare del tradimento dei tradimenti di quest’anno quello di Bonucci, vorrei parlare della “sbandata” che Donnarumma ha avuto e che ha tenuto i milanisti con il fiato sospeso.

Ne vorrei parlare per difenderlo.

“Donnarumma, signori della corte…” comincerebbe col dire un avvocato difensore è uomo d’onore – i diritti d’autore per questa frase vanno al bardo – ma non lasciatevi distrarre dalla sua statura, dal suo fisico possente, perchè come direbbero a Torino uno grande grosso è per lo più ciula. Come dicevo io ai pivot del basket: “A te il sangue al cervello arriva dopo che a me che sono normolineo, quindi io alle cose ci arrivo prima di te”. Quindi prima giustificazione: Donnarumma è grande grosso e capisce le cose in ritardo rispetto a un normolineo, così la pensavo io e la penso tuttora.

Secondo: Il ragazzo poi è giovane, ha diciannove anni, ha sempre vissuto solo tra residence del Milan e campo. Si è sempre allenato con coscienza e serietà per arrivare al top ogni suo pensiero ogni suo atto si è sempre orientato verso il fare bene, non ha avuto il tempo per pensare ad altro. Ne consegue che non sa nulla del mondo esterno.

Terza giustificazione: il fanciullo si è trovato improvvisamente da un giorno all’altro proiettato nel dorato mondo dei top player. Subito i giornali sportivi, sempre a caccia di sensazionalismi per vendere, l’hanno osannato, definito l’erede di Buffon (ve lo raccomando anche lui, questo figlio della Lupa). Il ragazzo si è stranito, non aveva i supporti psicologici per affrontare un tale stress.

Aggiungete che è stato avvicinato da un personaggio che incarna in sé, vista la stazza, il gatto e la volpe insieme, tale Rajola che di mestiere fa il procuratore. Lo fa bene a tal punto che ha convinto il povero ingenuo a lasciare perdere la scuola, a rinunciare agli orali della maturità a cui era stato ammesso per andare a discutere il suo contatto milionario con il PSG, Paris St. Germain!

Non me ne vogliano i milanesi e i milanisti, ma Parigi è sempre Parigi!

Immaginatevi questo poveretto che da un giorno all’altro si è trovato milionario, parigino, osannato.

Cosa ha fatto? Ha accettato, direte voi. E invece no, colpo di scena, “Provvida venne una man dal Cielo” (diritti al Gran Lombardo, come ognun sa questa frase l’ha composta lui), che si materializzò nella famiglia Donnarumma. Neanche Hollywood avrebbe potuto escogitare un finale così edificante. Papà Donnarumma ha detto – convincendo in ciò anche suo figlio: “Il Milan ti ha mantenuto nelle giovanili, il Milan ti ha reso famoso. Al Milan saremo sempre grati e col Milan devi restare”.

Quindi niente di Parigi. “Parigi o cara noi lasceremo….” Perchè cito Verdi? Perchè la presenza di papà Donnarumma assomiglia un po’ a quella di Germont padre quando nella Traviata chiede a Violetta di lasciare Alfredo perchè il nome dei Germont non sia infangato dalla relazione del figlio con una “poco di buono”: la romanza è “Di Provenza il mare e il suol”. Qui Alfredo è Donnarumma, che rischiava di diventare un “poco di buono” perchè traviato dal gatto e la volpe (due in uno),Violetta Rajola, ma, papà Germont Donnarumma riporta suo figlio Alfredo

a casa.

Al contrario di Violetta il giovane Donnarumma abbandona volentieri Parigi e accetta i consigli assai “borghesi del padre” ritornando alla famiglia Milan-Germont.

Donnarumma sarà ancora il portiere del Milan, non lascerà mai più la sua famiglia. Vince la famiglia sull’amore passione.

Altro che interessarsi di lavoro e salari! Sono queste le cose che contano per i disoccupati tutti e per quelli milanisti in particolare.

Prof. Felice Rossello

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