Counseling: l’elaborazione del lutto

  Una frase di Shakespeare diceva “Dai voce alla sofferenza, il dolore che non parla imprigiona il cuore agitato e lo fa schiantare”. Questo concetto rappresenta a nostro parere un buon punto di partenza. Ci sembra però doveroso portare all’attenzione del lettore alcune precisazioni. Lungi da noi proporre classificazioni del dolore. Per la persona colpita dalla perdita il suo dolore è in quel momento il più importante. Ciò nonostante possiamo oggettivamente considerare alcune differenze. Premettiamo che qui parleremo della perdita di esseri umani anche se a provocare dolore può intervenire pure la perdita di animali domestici o di situazioni a cui eravamo particolarmente legati. Tra i lutti riguardanti le persone distinguiamo due categorie. Le morti naturali, come ad esempio la perdita di un genitore anziano, oppure quelle innaturali come ad esempio la perdita di un figlio o la perdita di un genitore in età prescolare. Sono proprio queste ultime che presentano maggiori criticità nell’elaborazione del lutto. In alcuni casi poi l’elaborazione non avviene affatto e si ottengono alcuni risultati basandosi sul concetto che la costruzione di un buon ricordo, anche se doloroso, può mantenere in qualche modo in vita la persona persa. Un contributo importante a questi argomenti ci viene ancora una volta da John Bowlby psicanalista e psichiatra britannico che nel suo libro “Costruzione e rotture dei legami affettivi” trattò queste tematiche. Bowlby identificò quattro fasi caratteristiche del percorso di elaborazione. Una prima fase si configura come profonda disperazione caratterizzata dal rifiuto della perdita. Segue una fase di ricerca della persona scomparsa; questa fase può essere anche molto lunga ed é quella che ha bisogno di sostegno continuo che potrebbe essere ricercato e trovato nella famiglia o in amicizie profonde. Anche perchè la terza fase , che a nostro parere, si sovrappone alla seconda, può essere quella della rabbia e dei sensi di colpa. Ultima e conclusiva fase quella della riorganizzazione della propria vita, dell’esame consapevole della realtà e dell’accettazione del lutto. In genere questo percorso non é mai di breve durata. Si dovrebbe inoltre poter valutare in un continuum del dolore e del disagio quanto questo si mantenga su un piano disfunzionale o invece quanto non vada verso la patologia. Diverse sono le figure professionali che possono aiutare il cliente in questo percorso. Certamente il primo incontro potrebbe essere quello con uno psicologo ; in seguito si potranno concordare percorsi alternativi. Tra questi anche un intervento di counseling. Diversi sono infatti i sentimenti che entrano in gioco ed anche con maggior o minor intensità. Da prendere in considerazione anche eventuali comorbilità e le capacità di coping del cliente. Tra i sentimenti più comuni che si incontrano in questi percorsi citiamo la rabbia, la tristezza, l’ansia, la colpa. Frequente quindi trovarsi di fronte a solitudini ,soprattutto sociali, all’inibizione delle emozioni ed a forme di depressione. Sicuramente l’aiuto di una relazione di counseling la si può identificare nel saper ascoltare e nel saper accogliere il dolore. Purtroppo nella nostra società risulta a volte molto difficile poter esprimere questo sentimento soprattutto quando magari abbiamo imparato da bambini che piangere non sta bene e che ancora meno bene sta farci veder piangere.

Per saperne di più e approfondire l’argomento scrivete a redazione@cartabiancanews.it

Enrico Contu

Counselor Professionista iscritto al Registro Italiano Counselor con Numero REICO 1518.

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