Ciao Marco

Ho sempre creduto che Marco Pannella fosse come un paio di calzini bianchi. Sì, quelli che “non vanno bene su niente”, ma che tutti abbiamo nell’armadio. Così come tutti, magari anche solo per un attimo, un minuto di feroce contestazione, di liberatoria laicità, di lucida follia, di filosofico esibizionismo, abbiamo pensato come lui. Ma solo un attimo. Forse è questo che l’ha sempre fregato, chiudendogli ogni volta la stanza dei bottoni, anche quando pareva che stesse fumando nell’androne vicino alla porta di servizio. Già, è questo che l’ha sempre fregato. O forse salvato. Salvando le sue contraddizioni. Quelle di chi si definiva “Sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo-ebreo mezzo-fascista, un liberalborghese esibizionista, un nonviolento impotente. Faccio politica sui marciapiedi”. Più sinistra di questo Pd, più fascista di certa borghesia, più cristiano di certi cattolici nonostante le sue prese di posizione. Certo, in Italia c’è l’atavico vizio a consacrare chi non c’è più. E Pannella non è stato né santo né infallibile. Lui, e con lui il Partito Radicale, ha preso anche decisi scivoloni su questioni interne ed internazionali, sulla necessità di avere Cicciolina deputato (ma che bella provocazione era stata), sino agli scioperi della fame che alla fine sembravano quasi una moda, o fine a sé stessi, senza dimenticare chi, dal Partito Radicale era abbarbicato sulle barricate della libertà così come, alcuni di essi, ora, sono abbarbicati al vitalizio, o sguazzano felici in partiti e partitoni che contestavano. Ma quanti possono permettersi di avere insieme al proprio tavolo Vasco Rossi e Clemente Mimun; di scrivere al Papa dandogli del tu e di sentirsi chiamare come un amico da un detenuto che nemmeno si conosce; di essere salutati commossi dal Presidente della Repubblica così come dall’uomo della strada, di portare un codino che, alla sua età, faceva un po’ di tristezza e di avere la dialettica e cultura del più fine e tenace dei dicitori; combattente in tante battaglie che meritavano di essere combattute e pacifista capace di incantare salotti televisivi e non. Un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo-ebreo mezzo-fascista, un liberalborghese esibizionista, un nonviolento impotente. Eppure, sempre uomo coerente.
Ma ora si è fatto tardi.
Meglio dormirci su. Buonanotte. Anche a te Marco.

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