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Cannabis terapeutica: il dott. Bertolotto e “La gioia di Enrico”

“La gioia di Enrico”, lo spettacolo che racconta la storia di Enrico Tagliavini e della scoperta della cannabis terapeutica, venerdì 3 novembre, alle ore 21, andrà in scena all’”Osvaldo Chebello”

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Durante la serata interverrà anche Marco Bertolotto, direttore del Centro Terapia del Dolore e Cure Palliative Asl 2 Liguria, direttore del Dipartimento di Riabilitazione Asl 2 Liguria e massimo esperto internazionale sull’uso terapeutico della cannabis, fornendo il necessario apporto scientifico per rendere la storia di Enrico, racconto umano e personale, esempio di una problematica che riguarda tutti i malati italiani. Il dibattito è particolarmente caldo e, il passaggio alla Camera della legge sulla regolamentazione dei farmaci a base di cannabis, se ha scontentato addetti ai lavori e pazienti rappresenta un inizio secondo il dott. Bertolotto, che dichiara: «Pur con lacune e criticità il percorso è iniziato e questa è una buona notizia». Le resistenze alla diffusione della cannabis terapeutica non sono esclusivamente legislative, ma culturali e, conseguentemente, formative. Spiega il dottore: «Quando parliamo di dolore sono tre i sistemi principali del corpo umano che rendono possibile alle categorie di farmaci di agire per la terapia: dopami- nergico, oppioide e endocannabinoide. All’università il sistema endocannabinoide non viene studiato, da una parte perché è molto recente la sua scoperta e dall’altra perché la sua non conoscenza riflette un problema più generale, fatto principalmente di pregiudizi. Preciso che non si tratta di un problema solo italiano ma anche, prendendo ad esempio gli Usa, anche americano. Il 99% dei medici statunitensi non si sentono preparati sulla cannabis terapeutica. Questa mancanza dell’apparato formativo è dirimente per capire l’attuale situazione dei farmaci a base di cannabis. I giovani medici, infatti, si formano un giudizio su ciò che conoscono e il sistema endocannabinoide, oggi, non fa parte del loro patrimonio scientifico». Mal più o meno comune, ma nessun mezzo gaudio poiché le vittime sono i pazienti, in particolare quelli affetti da dolori cronici. In Italia, inoltre, è presente un ulteriore anomalia come evidenzia Bertolotto: «L’Italia è l’unico caso al mondo in cui la produzione di cannabis terapeutica è appannaggio esclusivo del Governo che la delega allo Stabilimento Chimico Militare di Firenze. La struttura statale non è una start up e ha l’obbligo di chiudere il bilancio in attivo. La farmaceutica in generale e quella relativa alla cannabis in particolare ha bisogno di forti investimenti di ricerca, di marketing e di tutte quelle azioni che proiettano il breakeven (punto di pareggio) in una dimensione temporale che travalica l’anno (i business plan aziendali portano il breakeven a 3/5 anni dall’inizio dell’attività ndr). La produzione è, così, insufficiente a fronte della richiesta e, sebbene nell’ultima legge siano stanziati fondi alla produzione, il risultato è che molti malati non si stanno curando oppure si rivolgono al mercato». Mercato nero che, oltre a essere illegale, non garantisce assolutamente la purezza della sostanza e la stabilità della cura che richiede precise quantità di principio attivo somministrate in modo costante e regolare. Nel testo di legge passato alla Camera il 18 ottobre compare la possibilità di per- mettere la produzione ad altri enti, oltre allo Stabilimento di Firenze. Il dott. Bertolotto spie- ga: «Nel mondo esistono molte aziende che lavorano sulla can- nabis e, dunque, potrebbe essere relativamente facile aprire loro il nostro mercato. Purtroppo queste aziende sono riluttanti a investire in Italia a causa della burocrazia che caratterizza il Paese. Nel momento in cui la produzione e la sperimentazione verranno regolate da una logica aziendale sarà garantita l’accessibilità dei farmaci a tutti». L’efficacia della cannabis terapeutica è provata contro dolore cronico, nausea, vomito, insonnia, epilessia farmaco resistente, spasmi muscolari e malattie neurodegenerative. A livello di ricerca, dichiara Bertolotto: «Gli esperimenti in vitro stanno fornendo risultati strabilianti riguardo all’utilizzo della cannabis nel trattamento di alcuni tumori: mammario, cerebrale, polmonare ed epatico. Risultati molto interessanti riguardano, inoltre, l’uso combinato della cannabis con la chemioterapie. In alcuni casi ne potenzia gli effetti e, in altri, ne diminuisce drasticamente gli effetti collaterali. E non è poco». Il dott. Marco Bertolotto venerdì 3 salirà sul palco del teatro “Osvaldo Chebello” per illustrare gli effetti e le potenzialità della cannabis terapeutica e, dunque, gli chiedo quale ruolo può giocare “La gioia di Enrico” nel percorso. «In questa battaglia serve tutto e, dunque, uno spettacolo, che non fa formazione scientifica, ma cultura può aiutare nella divulgazione del tema. Può avere un effetto sulle persone, ma non sulla classe medica. La classe medica deve ricevere una formazione scientifica che porti analisi, dati e risultati». Certo è che se saranno gli utenti a chiedere maggiori informazioni sulla cannabis i medici, per curare al meglio i loro pazienti, dovranno informasi, aggiornarsi e lasciare che la scienza superi il pregiudizio, viaggio iniziato con i Lumi del ‘700 ma che, ancora oggi, conserva spazi non trascrabili di buio.

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