Bassa scolarizzazione, fenomeno più diffuso del previsto

La bassa scolarizzazione sul territorio è un fenomeno per lo più sommerso, ma difficilmente ignorabile poiché collegato strettamente al problema della disoccupazione. E riguarda italiani e stranieri. Valbormida Formazione, consorzio nato per assicurare la continuità di una presenza di lunga tradizione nel settore della formazione e che realizza progetti prevalentemente in convenzione con Provincie, Regione Liguria, Fondo Sociale Europeo e Ministero del Lavoro, la settimana scorsa ha concluso con un esame un corso della durata di seicento ore per adulti a bassa scolarizzazione. «Abbiamo fatto delle selezioni» spiega Cristina Bertonasco, docente e tutor di Valbormida Formazione: «La prerogativa era la disoccupazione e si è data la precedenza a chi aveva una bassa scolarizzazione ovvero la licenza media, anche se alcuni degli interessati avevano il diploma e uno addirittura una laurea breve, ma erano tutti disoccupati». Quarantaquattro le persone che si sono presentate per sottoporsi a un test e un colloquio orale, il cui superamento era necessario per l’accesso al corso. Sono state selezionate, infine, quindici persone, delle quali sette straniere, per una fascia di età compresa tra i ventiquattro e i cinquantaquattro anni. Le seicento ore di attività comprendevano una parte teorica e una pratica e, al termine del percorso, i partecipanti hanno conseguito la qualifica di aiuto cuoco con conoscenze specifiche nella cucina del territorio: «Infatti, abbiamo collaborato con associazioni locali, utilizzando prodotti a km zero», specifica Bertonasco. Bassa scolarizzazione significa, appunto, avere conseguito la licenza media e pur- troppo, però, in Val Bormida il fenomeno è diffuso: «Molte persone del corso con “solo” la licenza media erano savonesi e la percentuale presente in Val Bormida è abbastanza elevata». Addirittura, si può parlare di una discrepanza tra chi affronta il problema e chi, invece, no: «Probabilmente il problema è talmente diffuso che involontariamente molte persone non fanno nulla per cambiare la situazione. Molti, come abbiamo notato durante il corso, hanno paura di applicarsi a livello teorico, hanno paura di dover ricominciare a studiare». Terminato il corso, Valbormida Formazione ha iniziato una collaborazione con Caritas, che ha chiesto un corso simile per un gruppo di 13 ragazzi stranieri: «Il problema degli immigrati c’è e, per loro, la difficoltà maggiore è la lingua. Lavorando con un gruppo specifico e non misto, possiamo intervenire in maniera più mirata sui loro bisogni. Purtroppo noi siamo legati ai corsi che propone la Regione: presentiamo il progetto e, se vinciamo il bando, otteniamo i finanziamenti per il corso. Comunque, le persone che hanno terminato le seicento ore, hanno tantissima voglia di lavorare e alcuni di loro sono già impegnati in un rapporto lavorativo».

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