Il demone della scrittura

Bentrovati, amici lettori e scrittori. Il demone questa settimana continua con la seconda parte del racconto “La cena” dell’amico Marcello Figoni. I lettori, per fortuna, certamente non mancano, ma iniziano a scarseggiare gli scrittori. Perciò, nuove o vecchie generazioni di aspiranti, mandatemi i vostri lavori. Anche se siete già stati pubblicati e intervistati c’è sempre spazio per analizzare la crescita e l’evoluzione del pensiero di un autore. Ciò che avete scritto sei mesi fa non vi rappresenta più, non siete più voi e ora c’è un nuovo artista, diverso, migliore del precedente. Per questo, in fase di revisione di un romanzo, si usa dire che non si è mai finito di scriverlo e che semplicemente ad un certo punto dobbiamo abbandonarlo. E se lo diceva Marquez, chi siamo noi per contraddirlo? Buona lettura.
P.S. Se qualcuno di voi leggendo quel nome citato ha pensato al motociclista non gli sto più amico.

La cena
Seconda parte

Anche lei sembra essere piacevolmente colpita, gli occhi le s’illuminano sempre più… la bocca però le prende una piega strana, quasi innaturale, che non le avevo mai visto prima.
In quel momento mi rendo conto di non avere ancora toccato il mio champagne allora accenno un brindisi in direzione di Laura e porto il bicchiere alle labbra. Nonostante si sia un po’ scaldato è eccezionale, un ottimo vino; devo ricordarmi di ringraziare il buon Bolla che me lo ha consigliato e venduto. Sta andando tutto per il verso giusto, io sono rilassato e felice; credevo che mi sarei agitato molto di più, che la mia faccia sarebbe diventata sempre più rossa, paonazza, fino a raggiungere il colore e la temperatura di un pezzo di metallo rovente. Invece no, per  il momento sta andando tutto bene, sono tranquillo e naturale. Si stanno creando delle piacevoli vibrazioni.  Avevo sognato mille e mille volte un momento come questo eppure non ero mai riuscito a farmi un quadro preciso della situazione che si sarebbe creata; non avevo mai immaginato le sensazioni che avrei provato. Quei sogni erano un esperienza strana, era come guardare un film; vedevo me stesso dall’esterno, cosciente di questo fatto. In altri casi mi era capitato di vivere sogni in terza persona, vedendomi, ma in tutti questi altri casi non era come guardare un estraneo, bensì un simulacro, infatti, pur non avendo la percezione diretta degli avvenimenti che mi capitavano, continuavo ad avere il controllo della mia mente; provavo le medesime sensazioni che avrei sentito se avessi vissuto quelle esperienze oniriche in prima persona, vedendole con i miei occhi. Quando invece sognavo un incontro con Laura non provavo niente, come se stessi guardando un’altra persona, è molto strano vedere il proprio corpo come se fosse quello di un estraneo… Forse era un modo dell’inconscio per preservare puro quel momento che sognavo, quel momento, che se mai si fosse avverato, sarebbe stato il momento più importante della mia vita… Ora, finalmente, quel mio sogno è diventato realtà ed io lo sto assaporando con ingordigia, tentando di non farmi sfuggire nulla, neanche il particolare più insignificante, perché in situazioni come queste non c’è nulla di insignificante. Ogni particolare, ogni sfumatura, cela un mondo di segnali e fa sbocciare dentro di me sensazioni tanto intense come non avevo mai provato in vita mia. Un timer trilla allegro e sgraziato: i crostini con patè di fegato che avevo messo a scaldare nel forno sono pronti. Chiedo permesso alla mia ospite, che si limita a guardarmi con gli occhi dolci, incassando leggermente la testa fra le spalle, e vado in cucina. Il collo di Laura aveva preso una inclinazione strana, quasi innaturale… Apro il forno e tiro fuori i crostini, hanno un aspetto davvero invitante, non si sono seccati troppo come alle volte mi succede quando li metto a scaldare in forno. La cucina si è riempita del loro fragrante aroma, nel quale si colgono distintamente le sfumature secche e penetranti del marsala. Adagio i crostini su di una piatto da portata decorato e li porto in sala. Laura è molto rilassata, si sprofonda sempre più nella poltrona, senza opporre alcuna resistenza al suo caldo e morbido abbraccio. I suoi occhi, mentre il suo corpo è placido e quasi immobile, sono ben vigili ed attenti; potrei dire che sono quasi spalancati, mi seguono dappertutto, quasi mi si volessero appiccicare addosso… talvolta mi mettono a disagio… …sembrano quasi inquisitorii… …non mi lasciano un attimo… …incubi mi assalgono… …strane visioni d’amore… …ma quello…è veramente amore…o forse…è solo…il suo contrario… …mi sembra che non abbia mai sbattuto le palpebre da quando siamo qui… …ma non è possibile… …la tensione mi gioca brutti scherzi… I crostini riscuotono un discreto successo. Quello che ho usato per preparare il patè era proprio un bel fegato, freschissimo e straordinariamente gustoso. Queste piccole fette di pane caldo ricoperte da un sottile strato di pasta di fegato mi fanno venire in mente le merende che ci preparava la mamma di Laura quando eravamo piccoli ed io andavo a passare il pomeriggio a casa loro… Rientravamo in casa dal giardino col fiatone ed i piccoli visi arrossati e caldi per lo sforzo e l’eccitazione che i nostri infantili giuochi ci avevano procurato. Varcata la porta che dal giardino portava direttamente in sala eravamo investiti da una piacevole frescura che ci aiutava a riprenderci da quella sana e desiderabile stanchezza che gli sforzi della giornata ci avevano portato. La mamma di Laura, una donna monumentale con un generoso seno che perfezionava la sua figura di genitrice dolce e premurosa, ci accoglieva con una tavola ricoperta di ogni ben di Dio. Ciò che io preferivo erano quelle fette di pane caldo e odoroso su cui lei spalmava strati di marmellata o cioccolata. Quell’atmosfera familiare ed affettuosa mi riempiva il cuore di gioia, rafforzando quell’infantile ed ingenuo sentimento che provavo per la mia compagna di giochi. Ripensando a quei momenti capisco che quella è stata la stagione più felice della mia vita, durante la quale riuscivo ad avere un rapporto diretto ed immediato con le cose e le persone. Con l’andare degli anni le responsabilità e le convenzioni sociali mi hanno costretto a cambiare atteggiamento, acquisendo comportamenti studiati e calcolati, che tolgono fascino alle scoperte ed alla vita stessa. Laura invece è riuscita a mantenere buona parte della sua naturalezza infantile… la amo così tanto proprio per questo. Credo che la mia adolescenza sia stata così magica proprio perché ho avuto la fortuna di trascorrerla insieme a Laura… la donna più importante della mia vita. Man mano che la conoscevo, scoprendo lati e sfaccettature sempre nuovi e diversi della sua personalità e del suo carattere, la trovavo sempre più desiderabile ed affascinante. Scoprire il suo carattere giorno per giorno è stata un’esperienza esaltante, che mi ha aiutato a mettermi in pace con il genere umano. In lei, infatti, vedevo la perfezione incarnata. Ogni tratto del suo carattere era assolutamente complementare agli altri e questa complementarietà andava a costituire una personalità  armoniosa e bilanciata.
Talvolta credo che amarla sia quasi obbligatorio…
(Continua)

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